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ACQUAFORMOSAQuesto paese, che in lingua albanese viene chiamato Firmoza, per il bilinguismo che lo contraddistingue, mantiene ancora integre alcune tradizioni popolari di origine albanese. Venne edificato verso la fine del sec. XII per volere di Rinaldo Brahalle di Altomonte, da Luca Campano abate cistercense della Sambucina e poi arcivescovo di Cosenza, intorno ad una chiesa intitolata a Santa Maria di S. Leuceo. L'incremento del nuovo casale venne favorito dalle continue donazioni dei vari signori, da Agerio e Basilio, feudatari di Brahalla a Merchionne Veterano e Rainaldo del Guasto. Nel 1348 risulta in commenda; nel 1456, l'abate commendatario Carlo Cioffi, concedeva la possibilità di edificare nuove case ai profughi albanesi che ne avevano fatta apposita richiesta. Con molta probabilità fu, questo, l'impulso determinante che facilitò una rapida espansione. In un primo tempo dovette chiamarsi Arioso al quale subentrò il nome che veniva dato al vicino monastero, Acquaformosa, derivante, forse, dalle caratteristiche particolari di un'acqua che sgorga nei dintorni e che alimenta un ruscello. Fece parte del vastissimo stato dei principi di Bisignano che alienarono alcune loro prerogative sul casale in favore di Ottavio Papaleo di San Pietro in Galatina nel 1564. Dopo dodici anni passò ai Campolongo un cui discendente otteneva, oltre alla giurisdizione criminale su Altomonte, anche il feudo Serra della Giumenta. La zona archeologica è costituita da resti di villa romana di età imperiale. La chiesa di Santa Maria Scala Coeli è un complesso monastico fondato dai Cistercensi nel 1227 su una costruzione precedente. E' preceduta da un atrio dal quale, tramite una porta lignea intagliata del sec. XVII, si accede all'interno, si presenta con tre navate divise da pilastri. Alla parete destra del presbiterio, icona cinquecentesca dipinta ad olio su tavola raffigurante l'Assunta con i 12 apostoli, opera rinascimentale di artista meridionale. Nell'abside, due altre tavole del '500 che raffigurano dei santi, e un coro ligneo barocco intagliato secentesco, attualmente nella chiesa di San Giovanni Battista. Quest'ultima, attuale parrocchia, venne fondata nel 1505 in seguito ad una concessione fatta dall'abate cistercense di Santa Maria di Acquaformosa ad una colonia di Albanesi guidati da Martino Capparelli. Ha il portale originario e la porta lignea con valve decorate ad intaglio con mitiche figure di sirene, grifoni alati, aquile bicipiti, giragli, emblemi skipetari. L'interno, rifatto nel corso del '600 in stile barocco, conserva, nella cappella di sinistra, una statua cinquecentesca in pietra, opera di autore non particolarmente esperto, raffigurante la Madonna col Bambino, più volte dipinta, proveniente, con buona probabilità, dalla chiesa badiale antica. Accanto all'altare maggiore, precedentemente, era posto un dipinto ad olio su tavola raffigurante l'Assunta con angeli ed apostoli, attribuita a seguace di Pietro Negroni. Oggi vi sono collocate due opere del senese Marco Pino (1522-1579) sulle quali sono effigiati l'Assunzione di Maria Vergine che si ispira al medesimo soggetto custodito nella parrocchiale di Aieta, e i SS. Benedetto e Bernardo, provenienti entrambi dall'abbazia cistercense. Questa zona della chiesa è abbellita da un coro in legno di noce con una fuga di due ordini di stalli e postergali intagliati con gli stessi motivi ornamentali della porta d'ingresso, frutto di bottega regionale del '700. Analoga manifattura presentano: il leggìo posto al centro del coro, un armadio della sagrestia, il pulpito col baldacchino sospeso ed addossato alla navata. Tra il coro e la navata, è collocata una bella iconostasi di Giovan Battista Conti. Altri due dipinti su tavola del Sei-Settecento provenienti dall'abbazia cistercense di Scala Coeli, racchiusi in cornici intagliate e dorate barocche, sono posti alle pareti della cantoria e raffigurano rispettivamente San Basilio Abate e San Benedetto. In sagrestia vi sono custoditi una croce processionale d'argento a lamine sbalzate sul tipo corrente dell'argenteria chiesastica di tipo barocco, e un incensiere d'argento fuso e sbalzato, entrambi provenienti da bottega orafa napoletana del '700. Inoltre, numerosi busti reliquiari modellati da Liborio Melfi. Le chiese minori sono affatto prive di interesse; quella dedicata a Santa Maria del Monte, di origine quattrocentesca in stile gotico, custodisce un'immagine della Vergine scolpita sulla pietra che la tradizione vuole sia stata trovata in località Pietra Spaccata nell'VIII secolo. I ruderi della duecentesca chiesa di San Leonardo di Sassone, recano ancora visibile un affresco del sec. XV eseguito su un'opera più antica. Nella chiesa di Santa Maria della Misericordia, icona della Teotokos effigiata dalla pittrice greca Fatima Paula, rivestita d'argento dall'orafo Costapulos, suo connazionale, e fatta arrivare in Italia nel 1973. Inoltre, statua della Madonna col Bambino del sec. XV e altre statue processionali. La chiesa della Concezione presenta: un soffitto in legno dipinto, un affresco non integro del sec. XVI di ispirazione bizantina che ritrae San Nicola di Mira e un mediocre dipinto dell'Immacolata del 1785. Nel primo venerdì di marzo, i ragazzi, in gruppo, suonando dei campanacci, beffeggiano la gente del paese evidenziandone pregi e difetti. Nei giorni di carnevale, giovani e anziani danzano la caratteristica "valia" al suono dell'armonica e della zampogna. Il giorno di quaresima si intonano le "Kalimere'", cantilene drammatizzate che rievocano la Passione di Cristo. La Pasqua viene annunciata dalle note del canto popolare sacro Kristos Anesti, che significa Cristo è risorto, intonato in coro per le strade del paese. Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
FRANGIPANE A. Acquaformosa, in "Brutium" 1933, n. 2; BISIGNANI R., Capitolazione degli Albanesi d'Acquaformosa col monastero di Santa Maria, in "Studi Meridionali", Roma, 1982, n. 3-4; CATANESE E., Acquaformosa, la voce degli italo-albanesi, Acquaformosa, 1972, n.1; DE MARCHIS D., Breve cenno monografico-storico di Acquaformosa, Salerno, 1857.
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