www.calabria.org.uk Calabria-Cosenza-Belvedere Marittimo |
BELVEDERE MARITTIMOUna volta il paese era preceduto da conformazioni del terreno veramente originali, oggi, al loro posto sono sorte delle brutte costruzioni. Fondata dai superstiti di Blanda, città tirrenica nei pressi del fiume L’AO scomparsa intorno al X secolo forse a causa delle continue incursioni saracene, venne edificata su un’altura ben difendibile e con ampia veduta sul Tirreno, da cui il nome Belvedere. Sale alla ribalta della storia nel 1288 distinguendosi per la tenacia con cui parteggiò per gli Angioini contro le truppe di Giacomo d’Aragona, sotto la guida del suo signore Ruggero Sangineto, il quale vide cadere in battaglia due dei suoi figli. Sotto tale casato, vi restò fino al 1605 quando passò a Tiberio Carafa. I suoi discendenti vi rimasero fino alle note leggi eversive introdotte dai Francesi nel regno di Napoli. Tra i figli illustri di questo paese, certamente è degno di menzione Cecco Pisani, valido condottiero navale distintosi nella celeberrima Battaglia di Lepanto del 1571; il suo zelo venne addirittura premiato con un appannaggio di 3.000 ducati annui e la portolania di Siracusa. Nel 1806 Belvedere dimostrò la sua vocazione filo-borbonica non accettando di buon grado i nuovi dominatori, al punto che un calzolaio di nome Pietro Palazzo, affiliato alla banda del brigante Necco di Scalea, divenne un capopolo e con duecento uomini armati occupò il paese. Anche la rivolta del 1848 vide la presenza di venticinque belvederesi, uno dei quali, tal Giuseppe Mistorni, venne condannato a trent’anni di galera e rimesso in libertà dopo dieci. Il castello aragonese, di origini medievali, venne edificato ai tempi del gran conte Ruggero il Normanno nel sec. XI. I due principali interventi si riferiscono al restauro di Filippo Sangineto nel 1287 e al più radicale rifacimento di Ferdinando I d’Aragona nel 1490. In realtà, come è attestato da una lapide, venne rinnovato a spese dei cittadini di Belvedere. Anche successivamente i signori che si avvicendarono alla guida di quel feudo, e in primo luogo i Sanseverino e i Carafa, vi apportarono trasformazioni consistenti, sia a causa dei danni provocati dai vari terremoti, sia per meglio aderire ai gusti del tempo. Ecco perchè gli avanzi del fortilizio sono di epoche diverse. I muraglioni di cinta sono del periodo aragonese; il portale daccesso reca lo stemma del re aragonese: è del 1490 e presenta la composizione di due putti che reggono l’arma del casato, simile a quelle dei castelli di Castrovillari e Corigliano. Di bell’effetto, le due torri cilindriche merlate, con coronamento gotico e beccatelli ogivali; ben visibili anche i resti del ponte levatoio e un ampio loggiato laterale. L’interno non mantiene alcunché delle antiche linee essendo completamente trasformato dagli Spinelli e adattato ad abitazione. La chiesa dei padri Cappuccini, fondata insieme col convento, il 10 giugno 1595, è dedicata ai sette monaci francescani martirizzati a Ceuta, in Marocco, il 10 ottobre 1227. In questo paese ebbe i natali il capo della spedizione, San Daniele Fasanella. Il luogo venne scelto, secondo la testimonianza di alcuni frati, in seguito al ritrovamento di una medaglia mentre si arava la terra; l’oggetto raffigurava l’immagine di un sacerdote che celebrava messa; interpretato questo avvenimento come un’indicazione divina, si procedette all’erezione della chiesa proprio nel sito del rinvenimento. Dopo oltre due secoli di intensa e proficua attività, il convento venne soppresso nel 1811; ripristinato nel 1820, fu definitivamente chiuso nel 1866. Nel 1937, in occasione della festa di San Daniele i Cappuccini si insediarono nuovamente a Belvedere con l’entusiasmo dei paesani. La chiesa è piccola, arricchita nel corso del 700 con alcune cappelle tra le quali, la più sontuosa, è quella dedicata a San Daniele. All’interno, spicca l’altare maggiore sul quale è posta una mostra d’altare in legno del 1742 opera di intagliatori d’arte monastica, che racchiude un olio su tela raffigurante l’Immacolata, dipinta da Andrea Molinari nel 1603. Nello stesso posto è l’immancabile ciborio ligneo settecentesco intarsiato con madreperla, quasi un segno di riconoscimento dell’ordine, che reca anche due piccole sculture lignee raffiguranti i SS. Francesco d’Assisi e Francesco di Paola, conservate nella chiesa di Sant’Agostino. Sul lato sinistro, olio su tela di anonimo del sec. XVII, raffigurante Santa Chiara. Nel presbiterio, edicole con sculture lignee seicentesche raffiguranti San Samuele e San Daniele, scolpite nel sec. XVII; e dipinti di anonimi del 600 raffiguranti i Santi Francesco d’Assisi e Daniele di Belvedere. Inoltre, Gesù Bambino, piccola statua opera di monaci intagliatori del 600; San Francesco d’Assisi, statua di legno del sec. XVIII, posta sull’altare del santo. Nella cappella della Porziuncola, eretta da Orazio de Paola nel 1637, dipinto raffigurante la Madonna e San Francesco d’Assisi, olio su tela di anonimo del 600 e una mostra d’altare in legno del sec. XVIII. In un’edicola lignea del 1762, è racchiuso un affresco su cui è effigiata la Crocifissione ritenuto miracoloso per aver rivelato la parola ad un frate nel corso del sec. XVII. Nel refettorio, oltre ad un crocifisso ligneo di ignoto intagliatore locale del 600, sono posti sette dipinti ad olio su tela del sec. XVIII dedicati a esponenti illustri dell’ordine (vescovo cappuccino non identificato; f. Anselmo Marzano, cardinale morto nel 1607; Francesco M. Cosino, cardinale; p. Raffaele Spinelli morto nel 1712; arcivescovo Emerico di Vienna, morto nel 1717; f. Angelo Loioseo; Giovambattista d’Este ). Vi sono ancora posti i seguenti dipinti: Miracolo di San Francesco d’Assisi ad Agropoli, di anonimo pittore regionale del 700; San Bonaventura, olio su tela di anonimo del 700; Duns Scotto; litografia di N. Sangiorgi del 1853 raffigurante S. Francesco d’Assisi. La cappella più importante è sicuramente quella dedicata a San Daniele particolarmente venerato dai belvederesi; vi si custodisce un bel crocifisso ligneo del 600 e quattro busti lignei scolpiti a tutto tondo e a tutta figura da scultore meridionale nel sec. XVIII raffiguranti alcuni dei sette martiri di Ceuta: Bernardo, Giuseppe, Felice, Fedele, posti in una mostra d’altare in legno al cui centro è una statua di San Daniele della stessa epoca delle altre. La data dell’opera 1737 induce a pensare che anche le altre sculture si riferiscono alla stessa epoca. Una statua lignea di Sant’Antonio opera di scultore napoletano del sec. XVII, è custodita in un’edicola del 1746. La chiesa di Santa Maria del Popolo, presenta un portale sormontato da una scultura raffigurante la Madonna col Bambino, proveniente dal demolito campanile; è in marmo bianco alabastrino con incisa la data 1416, ma si ritiene che l’opera sia stata scolpita più tardi, nel corso del sec. XVI. L’altare maggiore è del 1778 in marmi bianchi e policromi, restaurato nel 1818. Interessanti le opere ad intaglio: confessionale in noce del sec. XVIII opera di bottega calabrese, pulpito ligneo del 1742; coro a 15 stalli del 700, in noce. In sagrestia, scultura raffigurante S. Antonio Abate a mezzobusto, in legno intagliato e dipinto del 700. La campana è del 1852. Molto interessanti, un’acquasantiera del 600 in marmo bianco e due reliquiari d’argento del sec. XIX frutto di argentieri meridionali. A sinistra dell’altare, in una cappella, la Pietà, scultura lignea del sec. XVII; sul lato destro, Madonna del Carmine statua lignea del sec. XVIII. Ancor degni di nota: Santa Lucia, statua in legno intagliato e dipinto del 700 e un putto con cornucopia in legno intagliato e dipinto del 600. Vi sono conservate altre opere d’argenteria tra le quali un secchiello ed un aspersorio. Notevoli due dipinti raffiguranti rispettivamente: l’Assunzione, olio su tela di ignoto pittore, eseguita tra la fine del 500 e gli inizi del 600, racchiusa in una fantasiosa cornice lignea; e, sul secondo altare a sinistra, Visitazione della Vergine a S. Elisabetta, della prima metà del 700 dipinta da Giovan Battista Lama, presente in tale periodo a Belvedere e ad Orsomarso, discepolo di Luca Giordano e di Paolo De Matteis. Altri elementi intagliati in noce ed intarsiati in mogano sono nel coro con stalli e postergali di bottega calabrese del sec. XVII. Nella chiesa del Rosario, portale del 500 opera di lapicidi calabresi, in pietra arenaria su stipiti decorati verso la faccia esterna da una fascia centrale che prosegue nell’architrave, inquadrato da cornici modanate concluso da mensolone aggettante. All’interno, edicola in legno del 600 intagliata e dipinta, che custodisce una statua in gesso dipinto, raffigurante la Vergine bambina con Sant’Anna, eseguita nel sec. XIX. L’altare maggiore è del 1902, opera di marmorari calabresi; al di sopra, bella mostra d’altare del sec. XVIII in legno intagliato e dorato; nella cornice sono incastonate 15 tele raffiguranti i Misteri, di ignoto pittore locale del 700; nella nicchia centrale, statua della Madonna del Rosario. Degno di nota è un affresco raffigurante Santa Margherita da Cortona, opera di ignoto pittore del 1513; inoltre, pregevole ostensorio del 1899 e calice, entrambi in argento. Nella chiesa del Crocifisso, sull’altare maggiore costruito in marmo bianco nel 1905 dall’artiere napoletano F. De Crescenzo, grandioso crocifisso ligneo (m. 2,30) a figura intera e scolpito a tutto tondo, attribuito a scultore seguace di arte monastica spagnola del sec. XVII, il perizoma è in stoffa dipinta. Inoltre, acquasantiera del 700 in marmo bianco frutto di una bottega di marmorari calabresi; pulpito pensile del sec. XIX in gesso dipinto; statua della Madonna col Bambino del 700; corona di ignoto argentiere meridionale, in argento sbalzato e pietra in pasta vitrea col bollo di stato in uso tra il 1832 e il 1872. La chiesa di Sant’Agostino contiene interessanti opere d’arte tra le quali fanno spicco un altare maggiore del 1907 costruito da marmorari calabresi in marmo bianco e policromo. Nel presbiterio, dipinto raffigurante San Nicola da Tolentino e S. Tommaso Villanova, eseguito nel 1798 ad olio su tela da ignoto pittore calabrese; I due santi sono presentati dalla Madonna alla SS. Trinità. Sul lato destro della navata, statua mezzobusto di San Vincenzo Ferreri in legno intagliato e dipinto del sec. XIX. In una edicola in legno intagliato e dorato del 600 è custodita la statua della Madonna delle Grazie a cui è intitolata la cappella; l’opera è di ignoto scultore calabrese del 500; nei pressi, statua raffigurante Santa Monica intagliata e dipinta nel 1767. In sagrestia, oltre ad un’interessante pergamena del 1703 dell’ordine agostiniano con cui si autorizza l’istituzione della congregazione, è custodito un dipinto raffigurante la Madonna del Buonconsiglio di fra Felice Maria Franceschi del 1765, che rappresenta una copia dell’originale miracoloso venerato nella chiesa degli Agostiniani di Genazzano. Altra statua mezzobusto in legno del 700 intagliata e dipinta, è dedicata a San Nicola. Inoltre: crocifisso ligneo del 700; cassapanca del 1768 opera di intagliatori calabresi; statua raffigurante San Pasquale del sec. XVIII; croce astile del 1853 opera di bottega argentiera meridionale; sigillo sepolcrale del 1779; dipinto ad olio su tela raffigurante San Gennaro, del sec. XVIII; statua raffigurante San Francesco d’Assisi del sec. XVIII alta 20 cm. che assieme all’altra dedicata a San Francesco di Paola facevano parte del ciborio esistente nel convento dei Cappuccini di Belvedere. Suggestiva e singolare i la cosiddetta Torre di Paolo Emilio, struttura a scopo difensivo organicamente posta, in passato, tra le torri costiere di avvistamento e difesa contro i Musulmani, erroneamente ritenuta di epoca romana. Gli abitanti vengono chiamati Pizzula fichi e cucuzzari. Si dice: "Alla chiazza di Bellovidiri, si vù a mammata, a mammata truovi: cu tri calli ci ha tri cosi: nu fichiciellu, nu passulillu, e nu biellu nfinfinfirrì". Nella località Gafaru, si conservava la neve che veniva poi venduta durante l’estate alle famiglie benestanti. Sulle montagne del paese, si verifica un fatto veramente singolare che serve a prevedere l’imminente pioggia. Il fenomeno è preannunciato dalla lista, una striscia nuvolosa orizzontale che si stende più o meno da sud a nord. Nel corso dell'800 vi era attivo un frantoio che presentava una singolare caratteristica: ogni anno vi moriva la mula che consentiva la macina. La colpa venne attribuita al fatto che in quel posto sorgeva la casa natale di San Daniele Fasanella e che irriguardosi proprietari ne avevano modificato le caratteristiche suscitando, evidentemente, le ire del santo; per questo venne definitivamente chiuso. Costume tradizionale: <<Veste di scarlatto a croce con gallone all’orlo e alla cintura. Camicia ricamata con merletto. Camiciotto rosso con pieghe dietro, orlato di fettuccia; corpetto di scarlatto allacciato innanzi con trena doro; maniche staccate nere e con le nocche. Gonna tagliata in modo da mostrare il sedere. Non si usano orecchini, nè buchi alle orecchie>>. Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
AMELLINO G., Di un antichissimo sepolcro in Belvedere Marittimo, Napoli, DAuria, 1892.; JACONANGELO U., Belvedere Marittimo nell’età romana e feudale, in "Calabria Letteraria", VII, 1959, 40, 41; LIPORACE G., Canti popolari di Belvedere Marittimo, in "Folklore della Calabria", a. V, 1919, n. 7 12, 20, a. VIII, 1922, n 3, 153. 154; VERRE A., Ruggero di Sangineto ed il castello di Belvedere, Napoli, Lanciano 1907.
|