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BOCCHIGLIERO

Da piccoli borghi esistenti nella zona (San Nicola, San Pietro e San Basilio) formati per lo più da abitanti di Campana alla ricerca di terre da coltivare a ridosso della Presila, venne emergendo un nuovo paese più centrale ed organico. Si vuole che dalla consistente produzione di botti che venivano poi utilizzate per la vinificazione delle uve prodotte più a valle, derivasse il nome di Bottigliere. La stessa spiegazione non riesce quando si ritiene si chiamasse Bocchigliaro.

Il nuovo villaggio accolse molti abitanti della costa ionica devastata da cicliche invasioni turchesche. Venne sottoposto alla giurisdizione feudale di Cariati fino al 1678. Da questa data appartenne ai Labonia fino al 1694, anno in cui vi subentrarono i Sambiase, futuri conti di Bocchigliero, il cui dominio venne interrotto solo dalle leggi francesi sull’eversione della feudalità (1806).

Notevoli sono stati i problemi che hanno afflitto questa comunità nel corso della sua esistenza, soprattutto a causa della sua collocazione geografica. Infatti, d’inverno, a causa della neve che cade abbondante, resta spesso isolata. Si pensi che, ancora nel 1908, non cera una strada rotabile d’accesso al paese per cui i cittadini in rivolta si rifiutarono di pagare le tasse. I

n Piazza del Popolo si erge la Parrocchiale, dedicata all’Assunta, fondata nel 1605. Ha un portale in pietra lavorata da scalpellini locali del sec. XVII; il campanile, merlato con cuspide, è frutto di un riadattamento effettuato su una vecchia torre di guardia posta all’ingresso del paese. L’interno è trinavato con pilastri quadrati, altari barocchi ed alcune statue processionali.

Nel Rione Destra, appare la chiesa più antica del paese dedicata a San Francesco. Rimaneggiata nel corso dei secoli, custodisce un pregevole altare ligneo barocco intagliato e dorato del 1686 con statua dal santo titolare. A destra, altare della Madonna col Bambino.

L’ottocentesca chiesa di San Rocco, posta alla fine dell’omonima strada, ad una altitudine di 1.000 metri, venne edificata su una costruzione più antica quale segno di ringraziamento per lo scampato pericolo della peste. Come si vede attualmente, è frutto degli interventi di restauro e di ristrutturazione resisi necessari in seguito ai danni provocati dalle straordinarie nevicate del 1956.

Il campanile, prima inesistente, venne aggiunto in questa occasione. Mononavata, ha un altare maggiore con statua di San Rocco in argento, generalmente custodita nella chiesa madre. Sulla parete, dipinto raffigurante lo stesso santo; analoga effigie è sulla volta della navata. A sinistra, nicchia con statua di Santa Gemma. Sulla destra, numerosi ex voto portati a San Rocco, ritenuto miracoloso.

Sul Colle San Lorenzo, o Rupe della Riforma, a circa 1.000 metri di altitudine, i posto il Santuario della Madonna di Jesu, facente parte del complesso dei frati Minori Riformati, edificato, secondo la tradizione, perché la Vergine, apparsa in sogno ad una devota, le indicò il luogo dove avrebbe voluto costruita la sua chiesa e dove fu trovato il simulacro in pietra della Madonna col Bambino. L’edificio sorse nel 1583, ma, dopo non molto, subì un violento incendio; venne definitivamente soppresso dalle leggi napoleoniche. Nel 1867 la parte conventuale venne affidata all’amministrazione comunale. Inizialmente mononavata, venne successivamente ampliata con una navatella dalla quale si ricavarono due cappelle. All’interno, pregevoli intagli lignei settecenteschi; una Deposizione e una Madonna col Bambino scolpita su pietra, rinvenuta tra le rovine medievali della chiesetta di Basilicò in località Cozzo della Chiesa; infine, croce rivestita di madreperla. In sagrestia, armadio ligneo frutto di arte monastica del 600. Ormai praticamente scomparsi, i resti di quelli che furono due attivi ed operosi conventi, uno degli Agostiniani intitolato a Santa Maria della Consolazione, eretto nel 1620 e soppresso nel 1811, l’altro, femminile, delle Clarisse.

Per volere di Carlo Scarnato, nel 1633 venne eretta la chiesa di San Leonardo. Nella località Macchia di Calvario, tracce di insediamento dell’età neolitica; inoltre, resti di mura civiche, avanzi di edifici, suppellettili di et` romana. Nel bosco del Monte Basilicò, al confine col territorio di Cropalati, altra necropoli romana. Numerose case e palazzi mantengono ancora antiche linee e i caratteristici portali. Degni di nota: la casa Murano, la Torre dell’orologio all’inizio di Via San Francesco, i mascheroni posti sui portali dei palazzi De Rasis e Barrese, le case Clausi e Benincasa, la Fontana Mulino. In Piazza del Popolo, monumento ai caduti della Prima guerra mondiale, eretto nel 1924.

Sulla strada che porta a Campana, si incontrano inconsuete e strane conformazioni rocciose note come Mazza del Diavolo, tra le quali, secondo quanto si crede nel paese, è nascosto un tesoro stregato che si prende solo dopo aver ucciso un bambino non battezzato.

Intorno al 1870, un massaro del posto, di nome Filippelli, diffuse la voce di strane visioni religiose e ben presto formò una comunità che, apparentemente, non si scostava dai canoni ufficiali della chiesa cattolica ma che, ben presto, assunse i connotati di una setta ereticale per il tipo di pratiche che vi avevano luogo. Il motto del gruppo era: "Accucchiamu villicu e villicu, ppi cumbattere lu malu nemicu" (accoppiamo ombelico e ombelico, per combattere il maligno). Insomma una bella premessa per capire cosa avvenisse all’interno della combriccola. L’evidente esagerazione dei comportamenti non solo con pratiche aventi finalità erotiche ma anche delittuose, richiamò le attenzioni delle autorità giudiziarie che soppressero i cosiddetti "Santi di Bocchigliero".

Nel suo territorio si trova la pietra Gagate denominazione derivata dal fiume della Licia dove fu rinvenuta per la prima volta. Le proprietà di questa pietra si dice, erano davvero prodigiose. Narra Gustavo Valente che "Tra i pregi eccezionali di cui si mostrava dotata una volta messa in combinazione col fuoco, con l’acqua o con l’olio, aveva quello straordinario di produrre un olio che oltre che per sanare alcune malattie e per la preparazione di metalli ad uso degli alchimisti, i detto che vale per restringere coloro, che avendo perso il miglior dono, che pur avere la donna, desiderano nella prima ora delle nozze non esser conosciute per tali da loro novelli mariti". Attiva l’industria di fondere le campane.

Si dice che la notte di Natale le fontane scorrevano olio e le fate che assistevano allo straordinario evento, danzavano in omaggio alla nascita del Redentore.

Costume tradizionale: "Cammisotto rosso, giacchetta di vario colore, ritorto e vantera. Veste di cammellotto blu con pedana rossa".

I paesi convicini canzonano i bocchiglieresi con una storiella. Un uomo di Bocchigliero si reca alla fiera dove gli vendono delle zucche facendogli credere siano uova di giumenta. Tornando al paese, gliene cade una che fa scappare una lepre nascosta lì vicino. Alla vista di questa scena, il bocchiglierese esclama: "Mi è scappato il cavalluccio". In questo paese, ci si fidanza a Natale e ci si sposa in agosto.

Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza

 

PUGLIESI F., Ricerche sulla storia di Bocchigliero, Pisa, 1936 (2^ ediz. Cosenza, Fasano, 1973);

SCAFOGLIO G., Il pane nei proverbi calabresi di Bocchigliero, in <<Il folklore italiano>>, Napoli 1928 n. 3;

IDEM, La cerealicoltura nei proverbi calabresi di Bocchigliero, in <<Il folklore italiano>>, Napoli, 1929, n. 3;

IDEM, La selva nei proverbi calabresi di Bocchigliero, in <<Il folklore italiano>>, 1930 n. 3;

SOLE G., I santi di Bocchigliero, Milano, Angeli, 1990.

 

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