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CARPANZANOIl nome si vuole derivi da voce ebraica che indica carità del monte fumante alludendo ad un vulcano spento su cui sarebbe stato edificato il paese; venne chiamato anche Carpaciano che in lingua greca significa frutto. Come si è accertato per altri centri calabresi, la sua denominazione potrebbe derivare da Carpantius che non sarebbe altro che il nome di un signore o feudatario che vi risiedeva. Per il resto è sicuro che questo paese seguì le sorti degli altri casali sorti o ripopolati in seguito alle invasioni musulmane del sec. X. La parrocchiale è intitolata a San Felice. La costruzione, opera di scalpellini locali, è in pietra di Altilia e venne effettuata nel tra il 1648 e il 1660. La facciata è barocca con tre portali. L’interno, trinavato, contiene sontuosi altari lignei settecenteschi, riccamente intagliati da maestranze locali. Notevole un battistero di marmo con porticina in legno sulla quale è stata modellata la scena di Cristo e del Battista nel fiume Giordano, del sec. XVII. Alla stessa epoca sono ascrivibili tre acquasantiere in pietra marmorea di colore verde di provenienza regionale e dei portaceri in ferro battuto con motivi floreali, frutto di bottega locale. La chiesa dell’Annunziata, nota anche come Santuario della Madonna delle Grazie, venne edificata nel 300 assieme ad una comunità di monaci. Nei secoli successivi, quasi ciclicamente, venne rimaneggiata; nel 700, venne aggiunta la cappella delle Grazie. Vi si accede da ampia gradinata. La facciata ha ancor oggi un portale della costruzione originaria in stile gotico-durazzesco e una porta con valve in legno del 500. Sotto il porticato è posta una lastra con incisa un’epigrafe a ricordare che Carpanzano ebbe l’alto onore di essere visitata dall’imperatore Carlo V durante il suo viaggio di ritorno da Tunisi il 7 novembre 1535. All’interno, tracce degli interventi effettuati dal 500 al 700. Vicino all’ingresso, bella acquasantiera marmorea del 1563. Nella cappella della Madonna delle Grazie in un ampio fastigio ligneo frutto dell’arte degli abili intagliatori di Rogliano e della Valle del Savuto, è incorniciata la Madonna col Bambino dipinta da anonimo artista del sec. XVI. La titolare della chiesa è effigiata anche in una piccola splendida icona rinascimentale, dipinta su uno schema bizantino con le figure rivestite di una lamina argentea, incisa a sbalzo e cesellata con decorazioni ornamentali che si ispirano a drappi barocchi orientali; questo arricchimento dell’opera avvenne sicuramente in un secondo tempo, nel corso del 700, a cura di orafi di bottega argentiera partenopea. Nella chiesa dei Cappuccini, pala d’altare lignea del sec. XVIII incastonata in un fastigio ligneo intagliato e dorato barocco da artieri locali del 700. La chiesa di San Nicola custodisce un prezioso ostensorio d’argento composto da cesellature e paste vitree, con figure fuse, opera di maestro argentiere napoletano del 1792. Sul fiume Savuto, ponte delle Fratte, costruzione di epoca romana originale perché trovasi in una curva e perché ad unica arcata. Era stato distrutto e rifatto dai Cartaginesi. Interessante il palazzo De Grazia con stemma e portale litico. Vengono chiamati zagarognari perché dovendo decidere chi eleggere quale capopopolo, scelsero colui il quale aveva la fortuna di ricevere sulla testa gli escrementi di una zagarogna (civetta) che stazionava su un vecchio olmo. Famose le chiangitare di questo paese, donne cioè abili nel lamento funebre a sostegno del dolore familiare, o, più semplicemente, pagate per farlo. Se tra le farfalle che svolazzano intorno ad un lume ve ne è una bianca o dai colori vivi, si dice che in essa alberga un’anima del purgatorio; se è nera, un’anima pagana. Allo stesso modo, se il lume dà una luce viva si crede ci sia un’anima buona, se la luce è fioca c’è la presenza di un’anima che cerca pace. Costume tradizionale: "Due scrime ad angolo. Non legati i capelli, ma chiusi in rete lunga due palmi, che pende sulle spalle. Gonna nera di frannina, con maniche staccate di vario colore. Al petto mezzo fazzoletto". Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
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