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CASOLE BRUZIO

Forse il nome trae origine dalla famiglia Tirelli poi detta anche Casole. Come casale di Cosenza, fu infeudato nel 1644 al granduca di Toscana che vi stabilì il quartier generale dei soldati addetti alla custodia del vasto feudo. Nel 1647, dopo la rivolta di Celico, rientrò nel regio demanio. Venne duramente colpito dalla peste del 1656. Durante il decennio francese, l’ordinamento amministrativo ne prevedeva una università del governo di Spezzano della Sila. Nel 1811, venne invece assegnata a Verticelli, che, i bene ricordarlo, per lungo tempo rimase università a si stante e che oggi i una spopolata frazione di Casole. Nella sistemazione borbonica del 1816 passava sotto il controllo di Magli. Con decreto del 1820, Magli venne soppressa e Casole elevata a dignità di comune autonomo e, con decreto del 23 ottobre 1864, assunse l’attuale denominazione.

La chiesa parrocchiale di origine seicentesca, è trinavata e contiene altari lignei intagliati e dorati con buona probabilità da artieri roglianesi. Nei paesi vicini chiamano i casolesi dilli dalli perché mancano o non pronunciano la "d" e la "l", e, a proposito circola una strofetta: "Pigliamu i casulisi, risappiti allu parrare, li dami nu turnisi, pi si naccattari sali; (Prendiamo i casolesi, insipidi nel parlare, diamo loro un tornese perché comprino del sale).

La frazione Verticilli, un tempo centro più importante e rinomato di quanto non lo sia oggi, si crede avesse preso il nome da Vertex Coeli.

Nella frazione SCALZATI, chiesa della Madonna del Soccorso (o della Natività) fondata nel 1525 dal florense Francesco Notarianni da Casole, già priore di San Giovanni in Fiore il quale, esasperato dalla gestione del commendatario Salvatore Rota, abbandonò la casa madre dell’ordine per fondare un nuovo complesso monastico. Data la sua povertà e l’assenza di beni materiali, il cenobio non attirò le attenzioni delle autorità ecclesiastiche e non fu dato in commenda; per tale motivo la sua opera pastorale fu intensa e feconda. Nel 1570, seguì le sorti degli altri monasteri florensi e passò ai Cistercensi. Fu soppresso dalle leggi francesi nel 1809. L’esterno si presenta col bel campanile con portico; sulla chiave di volta, stemma non comprensibile con lapide litica ed iscrizione. L’interno, mononavato, contiene, sulla parete sinistra, tela raffigurante San Giuseppe opera settecentesca di Aloisio Delpi; segue un crocifisso del sec. XVIII, quindi un’altra tela di Aloisio Delpi del 1776, raffigurante San Michele Arcangelo.

Sulla parete destra, Madonna del Carmine, tela di A. Delpi del 1777; segue tela raffigurante San Bernardo e la Madonna dello stesso Delpi del 1777. Sul coro, nicchia con statua della Madonna del Soccorso, ai lati, in nicchie più piccole, statue di Sant’Antonio e Santa Lucia. In sagrestia, grande tela raffigurante la Madonna del Carmine in precarie condizioni. Inoltre, braccio reliquiario; croce processionale; croce in legno dipinta del 1886 che si adoperava per la processione del venerdì santo e le seguenti statue: Madonna del Carmine, Sacro Cuore, San Pasquale di Baylon, Madonna del Soccorso del sec. XIX. Sulla cantoria organo ottocentesco a canne e mantice a mano di Pasquale Alvaro di Napoli.

Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza

 
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