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CASTROLIBEROQuesto paese, fino al terremoto del 1638, era uno dei centri più famosi e popolati del cosentino; distrutto irrimediabilmente da quel sisma e ridotto a livello di borgo rurale, oggi non è neanche il ricordo delle antiche fortune. Seguì per lungo tempo le stesse vicende feudali di Cerisano. V’è anche da evidenziare che ci si trova in uno di quei paesi che si contendono la paternità di Pandosia, scomparsa senza lasciar traccia di si e rendendo così ancora più complicato l’antico dilemma. Tuttavia, merita veramente una visita. Si parte da Piazza Pantosia, luogo di incontro degli abitanti del paese, ove si erge la parrocchia del SS. Salvatore, edificata nel 1974 sul sito di un antico castello distrutto nel 1487. Successivamente vi fu costruito il convento dei Domenicani soppresso alla metà dei Seicento, i cui ruderi vi rimasero fino all’inizio di questo secolo. Comunque, anche questa chiesa nuovissima merita una visita, se non altro per ammirare un dipinto settecentesco posto sull’altare maggiore raffigurante la Trasfigurazione di Cristo, opera di Domenico Oranges. Sul campanile, è posta una campana dalle dimensioni notevoli, fusa nel 1781 da Nicola Bruno di Vignola. Dalla piazza antistante si imbocca la Via Lamia, costeggiata da caratteristiche costruzioni costruite in seguito al terremoto del 1905, e si arriva alla Torre dell’orologio, simbolo del paese, edificata ai primi del 900. Più avanti, i ruderi della chiesa di Santa Maria della Stella. Edificata sul finire del XV secolo, pur nella semplicità del materiale utilizzato (opus incertum) ha un aspetto elegante. La facciata ha un maestoso portale con cornici di imposta riccamente intagliate e scolpite dove si ripropone la classica foglia d’acanto stilizzata a 5 lobi. Nell’unica navata, sono ancora visibili 2 monofore a bocca di lupo. La chiesa fu distrutta dal terremoto del 1905 e non pi ricostruita. A qualche decina di metri, ecco la chiesa di San Giovanni Battista, un tempo sede di una attivissima confraternita, dove venne ucciso, nel 1579, Valerio Telesio, feudatario del posto, fratello del più celebre Bernardino. Al giorno d’oggi, la chiesa è in stato d’abbandono, conserva tuttavia due altari in marmi policromi, un affresco di San Francesco di Paola e due dipinti di scuola manierista meridionale raffiguranti: San Giovanni Battista e San Raffaele protettore del paese. Poco distante dal centro, è posta la chiesetta di San Francesco di Paola, fatta costruire dallo stesso taumaturgo durante uno dei suoi viaggi da Paola a Spezzano. A Natale vi si allestisce un artistico presepe che riproduce, in scala, le antiche viuzze del paese. Il giorno delle nozze, gli amici degli sposi offrivano la pitta (focaccia) agli amici della sposa. A celebrazione avvenuta, la suocera aspettava la nuora sull’uscio di casa e le gettava addosso una manciata di ceci. Si è visto come in occasione di un matrimonio fossero presenti simbologie tendenti a rendere non conflittuale il rapporto tra suocera e nuora perché generalmente: "socera e nora si caccianu luocchi e fora". Anzi da queste parti si dice che gli incontri tra le due donne siano caratterizzati da questi convenevoli: "bona venuta nora mia mpalazzu, vo durà quantu a nive e marzu". E l’altra: "bona truvata socra mia gentile, vo durà quantu a nive d’aprile". Sono detti Schiutari da schiuto (allocco). Maledetti da San Francesco al punto che anche se credono di indossare un abito elegante e di vestire in maniera inappuntabile, c’è sempre qualcosa che manca o fuori posto. Costume tradizionale: "Veste rossa o verde, con pieghe lunghe e la cimusa (cimosa). Pettiglia, giacchetta, rituortu e vantera. Il musto dicesi protta, cioè la prima veste". La terza domenica di agosto, si celebra la festa di San Raffaele Arcangelo, patrono del paese. In tale ricorrenza, viene portato in processione anziché la statua del santo, un gigantesco pupazzo costruito con canne e cartapesta detto ù mastru Rafele, spauracchio dei bambini, che, alla fine della festa, viene bruciato in piazza. Tutte da indagare le origini e le simbologie di questo rito. L'8 settembre, a commemorazione del terremoto del 1905, la gente si raduna in piazza e alle 2, 40, ora in cui si verificarono le tremende scosse che colpirono violentemente il paese, viene portata in processione la statua della Madonna, tra i rintocchi a festa delle campane. Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
ANELLI A.-SAVAGLIO A, Storia di Castrolibero e Marano, Cosenza, Fasano, 1989; BILOTTO L., Cerisano, Castrolibero e Marano Principato op. cit.; IDEM, I Sersale, duchi di Cerisano e principi di Castelfranco e Marano, Fedra, Cosenza-Napoli; KOSTNER F. - SAVAGLIO A., Un calabrese alla corte pontificia, in "Calabria 2000", n.7/8, 1990; SAVAGLIO A., Le chiese di Castrolibero, Storia, Arte e Tradizione, Cosenza, Santelli, 1991. |