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FAGNANO CASTELLONon c’è niente che induca a pensare che ci si trovi di fronte ad un centro dalle origini sicure. Anche in questo caso, quindi, si elencano alcune ipotesi poste al confine tra la storia e la leggenda. Ecco che c’è chi opina che in epoca antica potesse essere un fanatium (Fannianum) Praesidium con relativo castello, non manca chi ne azzarda una fondazione in età romana però su un sostrato indigeno di origine bruzia noto col nome di Aufugum e appellato <<ignobiles>> da Livio (XXX, 19). La chiesa dell’Immacolata venne eretta nel 1592 a cura delle medesime maestranze che avevano provveduto a rifare la cattedrale di San Marco. La facciata è in stile neo-classico, con semicolonne ai lati del portale, sovrastate da capitelli in stile corinzio. La torre campanaria, accorpata alla chiesa si erge sulla destra. L’interno è un insieme di stucchi con volte sapientemente lavorate col sistema dell’incannucciata. La volta reca mediocri pitture a tempera di anonimo del sec. XVIII, raffiguranti: l’Assunta, e i SS. Giuseppe e Michele Arcangelo; nell’abside, la Trinità. Il fonte battesimale, venuto alla luce casualmente, ha incisa la sua data di costruzione: 1627. Frutto di artigiani locali sono il pulpito ed il sovrastante baldacchino intagliati in legno di castagno e posti in prossimità del terzo pilastro destro. La chiesa di San Pietro, edificata ai primi del 600 secondo alcuni, nel sec. XV secondo altri, doveva essere inizialmente di jus patronato della famiglia Iacovini, col cui palazzo era collegata. Una lapide, scritta in latino, posta dal principe di Sant’Agata attesta che in quel posto morì ingloriosamente il cavaliere gerosolomitano Giulio Firrao. Le parti salienti della facciata, sono frutto del lavoro della bottega di Barone, attivo nel paese negli anni trenta di questo secolo. In particolare, Emilio Fabbris provvide alla costruzione del rosone, mentre Camillo Capolupo modellò la statua dedicata a San Michele Arcangelo. All’interno, statue processionali e qualche tela di bottega meridionale. Ancora visibili, i ruderi del castello Faggiano, appartenuto ai Sanseverino di Bisignano dal 1492 al 1527, ai Falargola fino al 1622, ai Firrao fino al 1806. Merita una visita il centro di lavorazione del legno fondato da Edoardo Barone, di cui sono visibili alcune sculture. Il fagnanese veniva chiamato ladro, ma non si trattava di un furfante giacché rubava poco e di nascosto; lo faceva di notte e la mattina dopo andava a confessarsi per il peccato commesso. Alle falde del monte Pizzo c’è la pietra scivolente, un masso che il demonio aveva reso viscido per impedire a Cristo di passarvi e di vincere una scommessa, ma la Madonna le era accorsa in aiuto facendolo prevalere; ecco perché vi si notano ancora le loro impronte. Costume tradizionale: "Gonna di scarlato, corpetto con maniche staccate di velluto o di seta. La zitella ha una fettuccia celeste o verde, la maritata lusa rossa per legare le maniche". Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
CONIGLIO G., Una terra di Calabria tra i sec. XVI-XVIII: Fagnano, Cosenza, 1978; CORDASCO L., Fagnano Castello, Cosenza, Pellegrini, 1994; LENA G. - BRUSCO A., Parco naturale Monte Calrria, Fagnano castello (CS), Itinerari naturalistici, Ed. Dueemme, Cosenza 1993.
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