www.calabria.org.uk Calabria-Cosenza-Oriolo |
ORIOLODi origini antichissime, viene citato nelle fonti medievali con diversi nomi (Hordeum, Hordeolum, Urizulon, Orzulon, Argilon, Orgiolon, Ordiolo, Oriolo); probabilmente il nome sta ad indicare un monte bellissimo. Vista la posizione strategica del sito, vi venne costruito un maestoso castello. Si erge nella valle del fiume Ferro ed i probabile che sia stato edificato da abitanti del castello di Montegiordano. Nel 1279 fu infeudato al casato Della Marra, da questi passò ai Sanseverino principi di Salerno dei quali seguì le sorti e per questo, nel 1528, venne assediato dalle truppe francesi di Lautrec; nel 1552 entrava a far parte dei possedimenti dei Pignone che nel 1558 vi ebbero incardinato il titolo di marchese e che vi rimasero fino alle leggi eversive del 1806. Il castello di aspetto massiccio e poderoso, abitato dai Pignone del Carretto, i opera cinquecentesca. In una platea dei beni feudali prodotta nel 1487 da Tommaso Filomarino, regio commissario della contea di Lauria, viene esaltata la sua importanza dal punto di vista strategico e militare. La costruzione è di forma quadrangolare, con torrione quadrato e torrette cilindriche agli angoli; originariamente era munita di quattro bastioni e torri angolari due delle quali scomparse in seguito ad una frana. "Attualmente - nota Giuseppe Cersosimo - si accede all’interno mediante una gradinata che sostituisce l’antico ponte levatoio e che precede un portale sormontato dallo stemma dei Pignone del Carretto. Lungo il percorso principale che collega l’ingresso alla corte, i possibile ammirare una serie di locali adibiti in origine a stalle e depositi; sul lato sinistro un percorso, parte in galleria e parte a loggia, conduce ad una sala coperta a botte in laterizi a coltello che la tradizione popolare vuole fosse la sala darmi. Al piano nobile si accede dal cortile interno dall’inusuale conformazione dovuta agli effetti del movimento franoso di inizio secolo e alle successive trasformazioni. Interessanti gli ambienti della torre circolare a sud, con affreschi nella volta di copertura datati intorno ai primi del 1600. Attualmente nel castello, divenuto di proprietà comunale, sono operanti una stazione meteorologica e un osservatorio sismico" (1). La chiesa parrocchiale, dedicata a San Giorgio, del XV secolo, conserva un bel portale quattrocentesco con rimaneggiamenti di età posteriori; sono visibili gli avanzi della torre campanaria originaria edificata in pietra a vista. Il portale litico originario quattrocentesco ha decorazioni figurate a bassorilievo: crocifisso con Santi, S. Paolo, S. Pietro, Madonna delle Grazie. L’interno, trinavato con poderosi pilastri, contiene: un tabernacolo di scuola toscana; dei bassorilievi raffiguranti la visione di San Francesco; un'urna in marmo per l’olio santo; una croce processionale in lamine d’argento, e, in bell’evidenza, una statua di marmo raffigurante la Madonna col Bambino eseguita nel 1581 da scultore di scuola gaginesca. La base sulla quale poggia l’opera, i ornata da splendidi bassorilievi raffiguranti: la Natività e Stimmate di San Francesco d’Assisi. Vi sono custodite numerose opere di argenteria tra le quali: due reliquiari barocchi (San Giorgio Martire e San Francesco d’Assisi), croce processionale in lamina d’argento, calici ed ostensori. Fuori dal paese, i resti di quello che fu la chiesa dei padri Cappuccini fondata intorno al 1581 con annesso convento che venne soppresso dalle leggi napoleoniche; riaperto con la Restaurazione borbonica non passò indenne dalle soppressioni post-unitarie. Del convento, divenuto successivamente abitazione privata, non resta alcuna traccia; anche la chiesa ha subito in gran parte la stessa sorte, tranne il sancta santorum reso cappella. A testimoniare la presenza da queste parti dei benefici padri, resta il loro caratteristico altare ligneo del sec. XVIII con le altrettanto usuali colonne tortili sul quale i posto lo splendido ciborio intarsiato a madreperla frutto di arte monastica del 700, quasi un emblema dell’ordine, e un affresco raffigurante lo stemma dei Francescani dipinto nel 1798. Di questo paese si diceva: "D'Oriuolu, ni fimmina ni mulu". Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
(1) CERSOSIMO G., Oriolo, in "Calabria e Lucania, i centri storici", Milano, Scheiwiller, 1991, p. 151; TOSCANO G., La storia di Oriolo, testo inedito di G. Toscano. XVII secolo, Cosenza, Fasano, 1978.
|