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PAOLADi probabile origine enotra il cui primo nome dovette essere Patico, appare con l'attuale denominazione, a cavallo tra l’XI ed il XII secolo con la fondazione di Santa Maria di Valle Josaphat. Con la dominazione sveva emerge quale centro di un certo interesse, ma è solo in occasione della Guerra del Vespro che appare alla ribalta regionale per le sue simpatie filo-angioine che le causano le ostilità degli Aragonesi. Quale comune feudale si trova sotto il dominio di vari signori a cominciare dalla famiglia Fuscaldo. Nel 1496 passa agli Spinelli fino all’eversione della feudalità. E' fuor di dubbio che la sua fama sia dovuta a San Francesco da Paola. Nato nel ridente centro costiero nel 1416 col nome di Francesco d’Alessio, appena dodicenne si ritirò in una grotta per condurre vita eremitica vestendo l’abito di San Francesco d’Assisi. Insieme con altri giovani fondò, nel 1435, la congregazione dei frati eremiti, successivamente denominata dei Minimi e, nello stesso anno, cominciò ad erigere la chiesa di Santa Maria degli Angeli nel luogo oggi noto come Zona dei Miracoli a testimonianza del suo operato di taumaturgo. Brevemente anche in altri paesi della provincia quali Paterno, Spezzano della Sila, Corigliano, sorsero conventi dedicati al santo. Nel 1471 l’arcivescovo di Cosenza approvava il nuovo ordine col titolo di Frati Eremiti di Fra Francesco da Paola, tre anni dopo Papa Sisto IV gli accordava i privilegi degli ordini mendicanti. Il nuovo ordine si distingue per lo spirito di umiltà e mortificazione. Francesco lotta la prepotenza dei grandi e dei potenti ed è comprensivo e caritatevole verso gli oppressi. "E sintomatico - narra Padre Russo - che egli, ubbidendo all’ingiunzione del Papa Sisto IV, si recò in Francia alla corte di Luigi XI, ma non per accondiscendere al suo ardente desiderio di recuperare la sua salute, ma piuttosto per annunziargli di prepararsi alla morte come tutti i buoni cristiani. Eppure le grazie che egli aveva dispensato ad ogni categoria di persone non avevano numero". Morì proprio in Francia il venerdì santo, 2 aprile 1507. Il santuario di San Francesco è situato nella gola del torrente Isca e comprende un complesso di edifici sorti, nel corso degli anni, nel luogo ove Francesco aveva fondato la cappella dedicata a San Francesco d’Assisi. Il tutto è preceduto da un ampio e panoramico piazzale al cui centro si erge un obelisco a ricordo dell’anno santo 1950. Alla base sono posti due pannelli bronzei del Bianchini (1965) e due busti pure in bronzo. L’erezione del santuario avvenne nel 1454 (lo stesso santo ne diresse i lavori) tra la fontana della Cucchiarella e la Fornace. La basilica (tale titolo fu concesso da Pio XI nel 1928) presenta un’elegante facciata con forme rinascimentali in basso e barocche in alto. Ebbe un primo restauro nel 1555 in seguito al saccheggio dei turcheschi; fu Isabella di Toledo a commissionarne l’opera. Nei primi anni dell’800 i Borboni adibirono il convento a caserma e perciò fu oggetto degli attacchi francesi. Nel 1809 il convento venne soppresso e i frati vi fecero ritorno nel 1815 alla fine del decennio. Tuttavia nel 1866 subì ancora una soppressione, stavolta per opera del regno d’Italia, e i Minimi vi poterono ritornare solo nel 1910 per rimanervi definitivamente. La visita alla chiesa comincia con l’atrio che consente, a mano sinistra, la veduta della gola del torrente sormontato da un arco maestoso che regge un’ala del convento. A destra appare un elegante portale ogivale formato da colonne a fascio su basi decorate con motivi ornamentali. Nella lunetta si nota un affresco cinquecentesco in non buone condizioni che raffigura la Madonna tra San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi. Ai lati, altri affreschi sulla vita del santo. Il portone in bronzo con sculture a bassorilievo che rievocano la sua vita ed i suoi miracoli, è opera di Tommaso Gismondi del 1975. Un altro pannello bronzeo, opera dello stesso scultore, iniziato nel 1978 e completato l’anno successivo, è posto all’interno (sulla navata destra vicino l’ingresso) e raffigura scene della vita di Cristo. L’interno è a due navate di lunghezza diversa. In quella maggiore, in seguito al restauro del 1965, è venuto alla luce un affresco raffigurante San Francesco. La stessa ha la copertura con 4 volte costolonate di cui la prima nascente da pilastri a fascio e le altre da mensole. La navata principale è separata da quella più piccola da 4 arcate ogivali e da una con arco a tutto sesto. Sulle finestre, vetri dipinti a mosaico con scene della vita di San Francesco. In fondo alla navata minore appare la cappella del santo del 1595 (cappella Spinelli) decorata con marmi policromi. Sull’altare è posta una tavola di Dirck Hendricksz che ritrae San Francesco d’Assisi; accanto una tela di fattura più recente col santo di Paola. Più oltre si ammira una croce d’argento opera di artisti napoletani della fine del 400. Sotto l’altare, in un’apposita urna, sono contenute delle reliquie (mantello, cappuccio, calze, sandali, un dente e le ossa) di San Francesco miracolosamente scampate ad un incendio a Tours, in Francia, provocato dagli Ugonotti nel 1562 e, in parte, trasportate a Paola nel 1935. Nel mese di ottobre del 1983 un insensato gesto sacrilego, provocò il furto delle ossa, della lampada votiva e della statua d’argento. Fortunatamente, almeno le reliquie, furono ritrovate e rimesse al loro posto, in una nuova statua. A sinistra, in un armadio con ricca cornice argentea, è posto un busto in argento del 600 napoletano, alcune reliquie e numerose cassette d’argento dei secoli XVII e XVIII. Sul lato destro della cappella, sepolcro marmoreo con stemma degli Spinelli. In questa navata piccola abbiamo le seguenti cappelle: la prima con statua di San Giuseppe, la seconda con un dipinto di San Francesco di Paola con la Madonna e santi francescani, la terza con una statua della Madonna e 2 affreschi di S. Presta, nel paliotto ossa di S. Agapiti martiris; la quarta, oltre ad una statua del Sacro Cuore di Gesù, contiene 3 tele di S. Melluzzo del 1992 raffiguranti episodi della vita del santo e una posta sul soffitto raffigurante le Pie donne ai piedi della Croce. Adornavano la chiesa alcune opere che, attualmente, non sono al loro posto: sulla parete absidale della navata principale, Madonna degli Angeli, affresco del sec. XV; alla parete sinistra del coro superiore (con stalli in legno scolpiti nel 1659), Madonna con Bambino in trono tra i SS. Giovanni Battista e Francesco di Paola (fine sec. XV-inizi XVI); alla parete destra, Ecce Homo del sec. XVII; 4 tele di Giuseppe Pascaletti del 1750, 2 statue marmoree del 600, una in argento (Immacolata) e due statuine lignee del 600. Accanto al portone d’ingresso alla chiesa, si accede al chiostro eretto tra il 400 ed il 500 a doppio ordine, con pilastri sorretti da capitelli con incisi motivi floreali differenti l’uno dall’altro, dai quali si elevano archi a sesto acuto sovrastati da archi rinascimentali. Sulle pareti, affreschi raffiguranti scene della vita del santo. Accanto al chiostro, v’è l’accesso all’antico romitorio costruito da San Francesco e dai suoi primi 3 seguaci nel 1452. Questo romitaggio è costituito da un oratorio e da alcuni locali poveri ed angusti e rappresenta la parte più antica del complesso. Rientrati ancora una volta nel pronao, dalla destra, si accede alla cosiddetta zona dei prodigi che comprende: la fornace ove il santo salvò un agnello dalle fiamme; una sorgente d’acqua che non cambia di livello ritenuta benefica; il ponte e la pietra del diavolo. Scendendo per alcuni gradini, si arriva alla grotta ove San Francesco si ritirava in meditazione ed in preghiera. Un grosso macigno, la cui caduta fu bloccata dal santo, si pur osservare dal piazzale antistante la basilica. L’edificio costruito sul ponte che sovrasta il torrente Isca contiene la foresteria ed è del 1650-70. Accanto, la scuola apostolica di recente costruzione. La visita al convento, consentita solo agli uomini previo apposito permesso del padre generale, permette di vedere un coro ligneo del 1658 formato da 41 scanni a lesene scanalate e cornici intagliate. Interessante un altare ligneo con ai lati statue di San Francesco d’Assisi e San Francesco di Paola, sempre scolpite in legno, da artisti anonimi del 600. Un corridoio con soffitto ligneo decorato, conduce alla ricchissima biblioteca dotata anche di numerosi manoscritti, pergamene e libri rari conservati in scaffali finemente lavorati con intagli e decori da Giuseppe Bava nel 1778. Nella volta, un’opera eseguita da G. Gualtieri nel 1781, raffigurante Salomone con la regina di Saba. Il convento possiede, inoltre, alcune opere d’arte non esposte al pubblico o in restauro. Sarebbe il caso di collocarle in un apposito museo insieme con i numerosi oggetti e paramenti sacri della vecchia liturgia. Oltre a varie statue lignee, si evidenziano: una statua ottocentesca d’argento dell’Immacolata; due statue di marmo raffiguranti rispettivamente San Francesco e San Michele Arcangelo. Vi sono ancora dipinti di anonimi pittori meridionali del 700 tra i quali: San Giovanni in Patmos, Riposo nella fuga in Egitto, Sacra Famiglia, Samaritana nel pozzo. Inoltre: il Battesimo di Gesù e Gesù tra i dottori del tempio di N. Menzele, datate 1777; una tavola di Jacobella d’Antonio raffigurante la Madonna degli Angeli; un bell’affresco staccato, opera di M. Raimondi del 1543, raffigurante la Madonna col Bambino; altri affreschi, staccati nel corso del 500, raffigurano rispettivamente: la Madonna col Bambino e San Giacomo. Inoltre, delle opere di seguace di Sebastiano Conca: Immacolata, Natività, Adorazione dei Magi, Riposo nella fuga in Egitto; serie di 6 dipinti su ardesia di Andrea Litio, dipinti di P. Bardellino (Sacra Famiglia, Santa Martire e figura di santo); una tela di G.B. Caracciolo detto Battistello raffigurante l’Ecce Homo . Il centro storico di Paola è posto più a valle: la Porta San Francesco, sovrastata da una nicchia con il busto del santo, lo divide dalla zona nuova che continua verso il mare. Oltrepassata questa soglia, si è in Piazza del Popolo al cui centro è posta un’interessante fontana seicentesca in pietra arenaria che, per la sua singolarità, venne descritta anche dall’abate Pacichelli nel suo viaggio del 1693. Sulla destra, sorretta da arco rinascimentale, vecchia torre dell’orologio con congegno meccanico seicentesco opera di meccanici al seguito dei Gesuiti; sulla piazzetta si erge la facciata barocca in tufo della chiesa della Madonna di Montevergine di probabile origine cinquecentesca ma ristrutturata nel Settecento su progetto dell’arcè. Ricciulli. Della facciata barocca, spicca il portale in tufo opera di maestranze provinciali del 700. Un’iscrizione posta sul portale la dedica a Santa Maria in Plateis. L’interno presenta un ambiente trinavato con cupola ottagonale. Tra le opere d’arte sono degne di nota: Madonna col Bambino, (Madonna di Montevergine) tavola bizantineggiante racchiusa in una cornice barocca di legno dorato e, sulla parete destra dell’abside, tela di ignoto napoletano della fine del 500 che ritrae i Santi Biagio e Lorenzo. All’interno di apposite nicchie ricavate nei pilastri dell’abside, sono poste le statue raffiguranti San Biagio, la Madonna col Bambino, il Sacro Cuore e un busto di San Francesco; nella prima cappella sinistra, organo del 1753; più avanti, statue di Sant’Anna e della Madonna. Uscendo dalla chiesa e proseguendo verso destra, sul Corso Garibaldi, eccoci di fronte alla chiesa del Rosario, fondata, assieme al convento, dai PP. Gesuiti nel 1615 per volere di Diadora Spinelli che ne finanziò i lavori di costruzione. Passò alla confraternita del Rosario nel 1777, quindi ai Domenicani che vi rimasero fino al 1866. Venne consacrata il 29 settembre 1897 e dichiarata parrocchia nel 1912; i terremoti del 1905 e del 1908 vi causarono gravissimi danni. L’interno è decorato in forme barocche settecentesche e presenta, a destra, la cappella della Madonna del Rosario con apposita statua e con altra statua della Madonna del Carmine; segue cappella di San Francesco di Paola che, ad un lato, contiene una bara con Cristo morto; più avanti, tela raffigurante la Presentazione al tempio; nel vano absidale, quattro dipinti di forma ovale: San Luigi Gonzaga, San Francesco Borgia, San Francesco Saverio e San Stanislao Kostha; in alto, dipinto ovale raffigurante l’Immacolata. L’altare maggiore, in marmi intarsiati, i opera di artieri partenopei del 600. A sinistra, tela raffigurante il Transito della Madonna; bel pulpito ligneo con ricchi intarsi ed intagli; cappella di San Francesco di Paola con statue del santo titolare, di Santa Lucia e della Vergine. Sulla cantoria, imponente organo a canne inaugurato il 1898; a destra dell’ingresso, bel battistero marmoreo. Nell’oratorio, Madonna della Purità (delle Grazie) splendido dipinto su tavola con cornice dorata di scuola napoletana del 500 che, secondo alcuni, potrebbe essere attribuita a Dirck Hendricksz meglio noto come Teodoro il Fiammingo. Nel periodo della Settimana Santa, vengono esposte e sistemate nelle cappelle laterali, gruppi di statue raffiguranti rispettivamente: l’Orto di Getsemani, la Flagellazione, Posa della corona di spine, Gesù che porta la croce, tutte di ignoti artisti dell'800. Adiacente alla chiesa cera il collegio dei Gesuiti, oggi sede del Municipio, che sul portone d’ingresso reca lapidi del 1632 e del 1699. Poco più avanti, a sinistra, appare la fontana delle sette cannelle di costruzione settecentesca, dotata di sette protomi litici e di stemmi oggi non più riconoscibili. Ritornando in Piazza del Popolo, su Via IV maggio, palazzotto gentilizio con loggiato tardo rinascimentale e balconi con ringhiere in ferro battuto in stile catalano. Più avanti, la casa natale di San Francesco meglio conosciuta come S. Francischiello, conserva degli affreschi sulla vita del santo eseguiti da Emilio Jusi da Rose. La chiesa Matrice di origine quattrocentesca, è dedicata all’Annunziata; venne rimaneggiata nel corso del sec. XVIII e trasformata in stile barocco. L’altare maggiore è in marmi in stile barocco del 700; lo stesso dicasi per l’altare del Sacramento. Vi è custodito un bel coro ligneo intarsiato e ed intagliato nel 1786 da Antonio Lattari da Fuscaldo; della stessa bottega sono gli stipi della sagrestia. Interessante anche il prospetto dell’organo con pilastrini e cimasa barocca lavorati ad intarsio e dorati. Notevoli i dipinti: Annunciazione, grande pala d’altare ad olio su tavola, racchiusa in una cornice lignea dorata, attribuita a Fabrizio Santafede; Presentazione al tempio, opera del 1589 di artista napoletano (forse Francesco Curia); Ascensione di Nostro Signore, dipinto del sec. XVIII di seguace del Solimena; Madonna della Maternità, olio su tela di anonimo napoletano del sec. XVII; San Giovanni Evangelista, olio su tela del 700; Ecce Homo, busto ligneo scolpito a tutto tondo. Inoltre, dipinti di un certo interesse tra i quali qualcuno attribuito a Fabrizio Santafede e una tela raffigurante una santa non bene identificata a causa del suo cattivo stato di conservazione, attribuibile al Pascaletti. Nella cappella del Suffragio, sede dell’omonima confraternita, tela della Madonna del Suffragio. La chiesa di San Giacomo, di origine quattrocentesca, ha una facciata in tufo e un portone rifatto nel 1832 da Carlo Palmiero da Paola. La chiesa di Sant’Agostino appartenuta agli Agostiniani, mostra una facciata rinascimentale con portale litico ogivale intagliato, con colonnine a capitelli decorati e con archivolto ornato a fogliame e figure zoomorfe che reca anche una data: 1493. L’interno trinavato, è in barocco settecentesco con parti residue della primitiva architettura. L’abside e le cappelle hanno volte a crociera costolonata; la cappella delle Grazie, che reca ancora l’antica ossatura ogivale, custodisce un pregevole dipinto ad olio su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie, eseguito con buona probabilità da D. Boccafuni nel sec. XVI. Inoltre, pergamo ligneo settecentesco intagliato barocco e confessionale ligneo del sec. XVIII con stemma (croce di malta) sulla cimasa. Vi hanno luogo interessanti cerimonie della Settimana Santa. L’annesso convento, costruzione monastica quattrocentesca degli Agostiniani, fu edificato in stile gotico, parzialmente scomparso in seguito ai rifacimenti settecenteschi che vi impressero forme barocche. Ebbe a subire le conseguenze delle leggi napoleoniche e post-unitarie. Attualmente, dopo varie utilizzazioni da parte della pubblica amministrazione, ospita il Centro di cultura popolare UNLA che vi ha allestito il Museo delle Tradizioni Popolari. La chiesa dell’Addolorata, posta tra il Corso Colombo e la Salita San Francesco, è un piccolo edificio mononavato con quattro altari laterali ed un altare maggiore in marmi policromi. A destra, tela di anonimo del sec. XIX raffigurante la Madonna bambina con Sant’Anna e San Gioacchino; segue dipinto raffigurante l’Addolorata. Sull’altare maggiore, tela su cui è effigiata la Deposizione e, accanto, due statue: l’Addolorata e la Madonna del Carmine. Sul lato sinistro, due tele: Madonna del Carmine con le anime purganti e Crocifissione con pie donne. Il Castello aragonese, appartenuto precedentemente ai Ruffo e ai Marzano, ospitò i feudatari del luogo, marchesi di Fuscaldo, dal 1496 fino all’eversione della feudalità (1806). Attualmente sono visibili solo i resti di un bastione e di una torre cilindrica. A sud del paese, vi sono i resti dell’antica Badia di Santa Maria Assunta con accanto una torre costiera di avvistamento. A circa 3 Km. da Paola, imboccando la strada in direzione Fuscaldo (SS. 18), è d’obbligo una visita alla suggestiva ed interessante chiesa di Sotterra. Si tratta di una chiesetta ipogea bizantina di datazione incerta ma sicuramente anteriore al sec. X. Venne scoperta solo nel 1874, e, attualmente, vi si accede per una scala a chiocciola che parte da una chiesetta di recente costruzione posta al di sopra di quella più antica e dedicata alla Madonna del Carmine. Una volta discesi alcuni gradini, si è davanti a uno spettacolo suggestivo ed interessante. La struttura consiste in un’aula conclusa da un vano presbiteriale. Incerta anche la destinazione giacchi poteva trattarsi sia di un oratorio di una laura eremitica, che di una cripta cui fece seguito l’edificazione dell’attuale edificio. Sulla parete sinistra è visibile un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino con figura di santo; le pareti dell’abside presentano affreschi bizantini del sec. X raffiguranti la Vergine e i 12 Apostoli (secondo altri, si tratterebbe di figure di santi e sante bizantine); ai lati dell’arco sono un Angelo annunziante e un’Annunziata, entrambi affreschi di ignoto meridionale del sec. XV. Recenti lavori di restauro hanno indotto a ritenere che, comunque, non si tratti di una chiesetta ipogea, ma di una normalissima struttura non sotterranea, che venne interrata in seguito ad inondazioni o smottamenti del terreno. A Paola cera l’usanza di allietare le feste religiose con un ballo chiamato la nave che altro non era che una piramide umana; una prima fila di sei persone reggeva sulle spalle un altro gruppo di quattro giovani i quali, a loro volta, ne sostenevano altri due. La nave, dalla marina, danzando (come meglio poteva) si recava fino alla chiesa ove si venerava la Madonna intonando un motivo con le seguenti parole: "Conduci la nave in casa di Dio - Per segno che accetti il nostro deslo - Voi tutti di sopra attenti, deh state - guidate la nave in porto e sperate". Venivano chiamati sculavruodu; particolarmente temuti erano i paolani abitanti al Cancedduzzu. Costume tradizionale: "fazzoletto annodato in testa; le maritate spadetta in testa con fettuccia rossa. Nel lutto, seta nera ai cerchielli". Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
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