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PATERNO CALABRO

E’ d’obbligo evidenziare un antico campanilismo di questo paese con la vicina Dipignano. Si dice che questi ultimi, tanto padroni della tecnica di trattare i metalli, volessero costruire un cielo di rame per ripararsi dalle intemperie a dispetto dei convicini che non beneficiavano di questa comodità. Gustavo Valente narra che Paterno sorse ad opera degli abitanti di Pregliano e San Fili su un territorio libero da imposte feudali, prima raggruppati in località San Marco e poi abbandonato a causa dell’inclemenza e della scomodità del sito.

Lo chiamarono Paterno, come a dire patirno, a significare i patimenti sofferti nei primi loro luoghi. Era formato da quattro casali: Merenda, Capora, Calendini e Casale, oltre ad un quinto preesistente detto Scodalupi, che si vuole sia Scola d’api. Gli Aragonesi furono magnanimi verso questo paese, e i sovrani concessero vari privilegi quali quello per il mastrogiurato, di alzare bandiera il 10 aprile, il 10 e il 22 agosto quando amministrava giustizia e di poter tenere corte senza dipendere dai feudatari, oltre alla franchigia di dazi, dogane e pesi e con la possibilità di promuovere collette. Infeudato alla famiglia Firrao, passò presto al demanio regio, sotto Cosenza, della quale divenne una delle 21 baglive.

Il santuario di San Francesco di Paola fondato, secondo la tradizione, dal santo stesso nel 1444, dovette essere costruito almeno un trentennio più tardi. Ciò emerge se si tiene conto della data incisa sul portale della chiesa e delle varie testimonianze intervenute nel processo di canonizzazione che, in qualche modo, fanno riferimento alla chiesa. In ogni caso, è fuor di dubbio che la costruzione fu curata da maestranze locali (anche di Paola e San Lucido), e, a giudicare dalle citate fonti, dovevano essere anche numerose. Il portale è archiacuto, il chiostro è in tufo ad arcate gotiche con lunette istoriate nell’Ottocento. La loggia che sovrasta l’ingresso, a quattro archi tondi, ed il campanile affiancato, sono di epoca posteriore. L’interno è da considerarsi un piccolo museo per il gran numero di opere d’arte che vi sono custodite: un affresco di San Francesco di Paola del 500, un affresco sugli episodi della sua vita del 700, una serie di 7 dipinti sulla vita del santo opere del pittore Gatto eseguite nel XIX secolo (San Francesco a Palermo, al cospetto del papa Sisto IV, il Santo guarisce gli infermi, Innanzi al SS. Sacramento, Apparizione della Madonna al Santo, San Francesco nella grotta, il Santo riceve lo stemma dell’ordine da San Michele). Inoltre, un dipinto di Santa Teresa d’Avila del 700, il beato Tommaso Felton, il beato Nicola Saggio opera del 1786 del pittore rendese Cristoforo Santanna che è anche autore di una Annunciazione eseguita nel 1785 e de il Battesimo di Gesù. Ancora, un dipinto ritraente San Michele Arcangelo del 700; serie di tele dedicate a San Pietro, San Giovanni Battista, San Paolo e San Francesco; padre Bernardo Clausi; Santa Lucia (opera del Bruno eseguita nel 1750), Santa Margherita Alacoque; la Madonna del Carmine col Bambino. Poi, un affresco raffigurante l’Ultima Cena. Numerose anche le statue: San Francesco che parte per la Francia, opera in bronzo di Brunazzi del 1983; crocifisso in legno; San Francesco di Paola; busto ligneo dello stesso; Sant’Antonio Abate; Sant’Antonio da Padova; la Madonna Addolorata, la Madonna del Miracolo, opera di Colello del 1952 in cartapesta; ancora, un frontale di lavabo del 1786 del Posteraro. Sulle pareti del chiostro sono stati realizzati 31 affreschi che rappresentano episodi della vita di San Francesco di Paola. Da visitare anche la grotta e loratorio.

Oltre al santuario, è d’obbligo una visita alla chiesa di San Pietro e Paolo. Vi si ammirano i seguenti affreschi: Re Davide suona l’arpa, il Miracolo della Porta Bella, il Trionfo della chiesa di Cristo sui pagani, l’Evasione di Pietro, l’Arresto dei SS. Pietro e Paolo, la Caduta di San Paolo, San Pietro predicatore, San Michele Arcangelo, la Pesca miracolosa, la Chiamata di Pietro, la SS. Trinità, il Sacro Cuore di Gesù, il Sacro Cuore di Maria, la Consegna delle chiavi a San Pietro, la Lavanda. I dipinti raffigurano: l’Apparizione della Madonna a San Lorenzo, la Natività, San Pietro e Paolo, la Madonna col Bambino e santi del 1802, Apparizione della Madonna. Vi sono custodite tre statue lignee del XIX secolo: l’Immacolata, San Pietro, San Paolo, ed un crocifisso.

Da annotare ancora: la chiesa di Tutti i Santi, la chiesa di Sant’Angelo, la chiesa di Santa Maria, il palazzo Spada col suo bel giardino, il palazzo Aloe in contrada Casal di Basso, il palazzo Misasi, il Palazzo Grandinetti, il palazzo Curti, il palazzo Marrello, il palazzo Terzi attuale sede del municipio.

Uscendo dal paese, dopo circa un chilometro, siamo in località San Marco, sede del primo insediamento di Paterno, ove, mimetizzati nella roccia calcarea, sono ancora visibili i ruderi delle antiche abitazioni. Sulla sinistra, la diroccata chiesa di San Marco è rimasta a testimoniare le fatiche a cui erano sottoposti i primi abitanti del paese in quell’ambiente arido ed inospitale. Man mano che si prosegue lungo la strada per la montagna, lo sguardo si distende nel verde della folta vegetazione, fino a giungere al Monte Serratore a quota m. 1233.

Un po’ ovunque si narrano diversi aneddoti sul carattere deciso di San Francesco di Paola, soprannominato anche "'u zirrusu". A Paterno di si dice che un viandante che era stato ospitato nel convento, prima di andarsene, di notte, avesse rubato qualcosa che stava per portare via. Sulla porta incontrò un monaco che lo bastonò severamente tanto da fargli male sul serio. Il giorno successivo il malcapitato aspettò il priore per raccontargli l’accaduto affinché punisse il frate che lo aveva conciato in quel modo per così poco. Il priore cercò di indagare chi dei frati fosse il colpevole; li radunò tutti, ma il poveruomo non riconobbe tra quelli il suo bastonatore. All’improvviso posa lo sguardo su un quadro della chiesa raffigurante San Francesco è dice: "è lui che mi ha picchiato!". Al che il priore soggiunge: "se è stato lui, le bastonate te le devi tenere perchè vuol dire che te le sei meritate, e poi, comunque, io non potrei farci nulla!".

Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza

 

AA.VV. Paterno Calabro, itinerari culturali, a cura di Depinius, Mendicino, Santelli, 1993;

GIANNANTONIO O., Privilegi concessi al Comune di Paterno Calabro ecc., in "Archivio Storico Calabrese", a.1, 1912, pp. 621 - 634;

MAROZZO P., Dipignano e Paterno, Storia, Artigianato, Turismo, a cura dell’Associazione Depinius, 1989;

STEA. M., Il Santuario di San Francesco a Paterno Calabro, Cosenza, Chiappetta, 1970.

 
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