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PEDACE

Il suo abitato presenta caratteri di grande compostezza formale, che trovano una felice sintesi nella bella parrocchiale posta nel punto di giunzione fra un nucleo presumibilmente più antico e un altro ad occidente aperto verso le vie di comunicazione e dotato di una maglia più ampia e regolare. La parte più antica, ad oriente rispetto alla parrocchiale, si articola intorno ad un asse curvilineo che pur avere ben rappresentato parte di un percorso di penetrazione verso la montagna. Pedace è comunque una delle antiche baglive più radicate e dinamiche lungo la strada che collega i casali del manco; ne fa fede il tentativo svolto alla fine del Settecento quando, in seguito al sisma del 1783, ha cercato, senza riuscirci, di darsi una struttura planimetrica di nuova fondazione a maglie ortogonali adducendo verso il governo borbonico il pretesto di una totale distruzione del centro urbano, peraltro mai avvenuta (1).

Particolarmente bella i la chiesa di San Pietro di edificazione in stile rinascimentale, rifatta in barocco nel 700. Il portale litico laterale è del 1580. E trinavata con 6 archi a tutto sesto per ogni lato che delimitano la navata centrale da quelle laterali. All’ingresso, porta con angeli dipinti. A destra, crocifisso ligneo; battistero in pietra; tela raffigurante il Battesimo di Gesù del Santanna; altare con statua di Santa Lucia; cappella della Madonna del Rosario con 2 tele (Presentazione al Tempio e Gesù Bambino) di bottega meridionale del 700. Sull’altare, Madonna del Rosario dipinta nel 1956. Più avanti, 2 nicchie con statue dei SS. Francesco d’Assisi e Giuseppe; altare barocco con statua del Sacro Cuore; nicchia con statua di Sant’Antonio da Padova. Sopra un bellissimo altare ligneo intagliato, decorato e dorato, è posto un dipinto di Domenico Vicario del 1745 raffigurante la Madonna del Carmine con San Simone e Santa Teresa; in fondo alla navata, l’Immacolata con S. Emidio e San Rocco dipinto dal Santanna nel 1792. In sagrestia, armadi lignei intarsiati di Giuseppe Leonetti di Serra Pedace del 1848 e tele in uno stato precario: Cenacolo, Crocifissione, Madonna del Soccorso con santi e Santa Lucia del 1789, santo francescano e Bambin Gesù. Inoltre, Madonna del Rosario del Santanna. Sull’altare Maggiore del 700, intagliato, decorato e dorato, con 4 colonne e 4 nicchie vuote, è visibile una grande tela dipinta dal Santanna e raffigurante la Chiamata di Simon Pietro; in alto, dello stesso pittore, una tela più piccola raffigurante la Trinità. Nella navata destra, sul primo altare, statua della Madonna col Bambino; segue un’opera del Santanna raffigurante San Michele Arcangelo; più avanti, Madonna fra San Giuseppe e San Francesco di Paola del Santanna del 1802; statue di Santa Rita e della Madonna delle Grazie. Nel mezzo del bel soffitto ligneo decorato, spicca una grande tela del Santanna attualmente (1992) in restauro, raffigurante San Pietro in gloria. Le panche corali sono del 1805 e il pulpito del 700.

Nella cinquecentesca chiesa di Monte Oliveto, i custodito un polittico di Ippolito Borghese del 1612 raffigurante la Madonna ed i 4 evangelisti. Sulla strada per Pietrafitta, si erge il convento e la chiesa di San Francesco di Paola, fondati nel 1618, sul sito denominato Pietra dei cani, impostati sul cenobio della Confraternita di Santa Maria della Pietra. Il convento, oggi, versa in stato di abbandono; la chiesa, ad una sola navata col soffitto e pulpito ligneo, contiene una statua di San Francesco di Paola ed una tela raffigurante la Madonna in trono, San Nicola e due re, attribuibile ad ignoto meridionale del 700.

A Pedace, in caso di nozze, c’è la paricchiata: la sposa riceve la nzinga (lanello) dal padre, il fidanzato le dà soldi.

Se moriva qualcuno, si suonava la spirata senza la quale l’anima si aggirava per la casa. Di notte il portellino delle finestre, rimaneva aperto affinché l’anima potesse entrare ed uscire a proprio piacimento. La notte successiva al decesso, si lasciava pane ed acqua sulla tavola. Ingiuria: Ladri. "Signu e Peraci e lu viziu me tira, e la grancuzza la sacciu minare. Si nun la mignu me sientu muriri, e de na timpa mi vorra jettare" (Sono di Pedace ed il vizio mi tira, e so giocare di mano (a rubare), se non lo faccio mi sento morire e vorrei gettarmi da un burrone).

A Carnevale c’è la sfilata col vecchione, un pupazzo di stoffa che, alla fine della giornata, viene bruciato nella piazza principale. La domenica seguente, è la volta di una vecchia che raffigura la Quaresima, moglie di Carnevale, alla quale viene riservato lo stesso trattamento. Il richiamo alle ritualità primaverili è evidente: In alcuni paesi vicini a Cosenza, il mese di marzo si inaugurava con la cacciata delle streghe, che avveniva di notte col suono dei campanacci. Si è anche nel mese della quaresima che si suole rappresentare con le sembianze di una vecchia vestita di cenci con in mano fuso e conocchia. Quando si è a metà quaresima (approssimativamente il 19 marzo), le donne serrano la vecchia, festeggiando con dolci e canti. Il concetto di segare la vecchia potrebbe essere derivato dalla sega, simbolo di San Giuseppe. Distruggere la quaresima e scacciare le magare, sono rituali che simboleggiano la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, ereditati dal mondo pagano e mutuate dalla tradizione cristiana.

La terza domenica di settembre si celebra la festa dell’Addolorata detta Piecurella. Si dice introdotta dai Cappuccini che eressero nel 600 una chiesa dedicata al SS. Crocifisso. Ma perché questo strano nome? La spiegazione richiama concetti di tipo teologico: come Cristo è l’Agnello Divino, così la madre è la Pecorella. Il cibo d’obbligo, per questa occasione è la cuccla. I preparativi iniziano tre giorni prima. La festa si conclude dopo la sfilata con l’incendio di un cavallo di cartone per le vie del paese.

Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza

 

(1) FILIPPELLI E., Il sistema insediativo dei casali di Cosenza, tesi di laurea presso la facoltà di Lettere dell’Unical;

DE LUCA A., Profilo storico delle vicende pedacesi intorno al convento di S. Francesco di Paola, Cosenza, Fasano, 1978;

PRINCIPE I., Città nuove in Calabria nel tardo Settecento, Chiaravalle C. le, Effe Emme, 1976;

VALENTE G., Il Sacco di Pedace nel 1806, "Quaderni Silani" n. 2, marzo-luglio 1983, pp. 65-88;

IDEM, Pedace negli scritti di Domenico Martire, Cosenza, Fasano, 1977.

 
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