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ROGLIANOI fuggiaschi cosentini spinti dalle incursioni arabe su Cosenza sul finire del IX secolo, in questo caso trovarono un centro preesistente fondato ancor prima del dominio di Roma anche se il suo primo nome che si conosce è Rublanum. Per il resto la storia di questo paese è naturalmente omogeneizzata a quella degli altri casali. L’elegante chiesa di San Giorgio, monumentale produzione rinascimentale, venne eretta col tufo locale nel 1544 su un sostrato più antico, sicuramente medievale, da maestranze locali, molto abili, come s’è visto più volte, e tra le più richieste dell’intera regione. Solo da pochi anni (tra il 1920 e il 1924) fu eliminata la sovrastruttura barocca che vi era stata fatta improvvidamente apporre, per fare posto alle originarie linee cinquecentesche. I portali lapidei e il campanile isolato con strutture litiche a vista, sono entrambi di epoca tardo rinascimentale. L’interno, trinavato con soffitto ligneo a cassettoni è stato rifatto alla fine degli anni cinquanta. La navata principale ha cinque pilastri per lato sormontati da archi a tutto sesto. Gli archi, oltre alle modanature, hanno nel sommo un pezzo sporgente figurato; nel primo arco più vicino alla sagrestia, i raffigurato San Giorgio col drago, motivo ricorrente anche su un arco del campanile. All’interno, a destra, battistero litico; tabernacolo intagliato con madreperla con angeli a bassorilievo; confessionale del 600 intagliato in legno di noce con pilastri e cimase che recano motivi tardo-rinascimentali. Accanto al confessionale i posto un pulpito con parapetti intagliati sapientemente. Sono anche degni di nota: un altare ligneo intagliato e dipinto con una tela settecentesca che raffigura la Madonna del Soccorso; in alto, ovale col Cristo saettante del 700; accanto, Madonna del Rosario con le Sante Caterina e Rosa. L’altare maggiore è intagliato e dorato con bella pala raffigurante i Santi Pietro, Paolo e Giorgio, opera di C. Cavalieri del 1818; in alto, ovale con Dio Padre. L’altare èstato concepito in un tutt’uno con gli stalli in legno dipinti a fiorami e delimitati da una balaustra. Sulla sinistra, statue dell’Assunta e del Sacro Cuore; inoltre, altare ligneo con ricchissima cornice costituita da un intreccio di giralli a rilievo, opera dell’artiere roglianese M. Altomare del 1724, contenente una statua dedicata a San Francesco di Paola. Poi, un affresco residuo della vecchia chiesa raffigurante la Madonna della Sanità; accanto, una Deposizione dipinta da D. De Rossi nel 1699 racchiusa in una bella cornice di noce. La chiesa di San Pietro è un edificio seicentesco gravemente danneggiato dal terremoto che si abbatti violentemente su queste terre nella prima metà di quel secolo. In una cronistoria che si legge nella stessa chiesa è riportato che, mentre predicava padre Diego Tano di Marzi alle ore 21 del 27 marzo 1638, vi fu un terribile terremoto che fece crollare la chiesa ed il paese tranne il Rione Donnaianni e Rora (attuale Corso Umberto). La facciata rimase per lungo tempo in condizioni precarie e venne completata nel 1717. L’interno, a tre navate, venne ristrutturato dai fratelli Alfonso e Antonio Pallone da Miglierina tra il 1897 e il 1905. La facciata è sormontata da una statua della Madonna che regge una croce; sotto il rosone, lo stemma papale; ai lati, degli angeli; accanto, in apposite nicchie, due statue: Sant’Agostino e soldato romano. La campana della chiesa è del 1333. Sulla navata destra: dipinti raffiguranti San Carlo, Madonna del Carmine, Sant’Alfonso; confessionale settecentesco; statua di Santa Teresa; più avanti, cappella di San Francesco di Paola in fondo alla quale si vede un coro ligneo e la statua dell’Immacolata su un altare in marmi policromi. Inoltre, tela raffigurante la Visita ad Elisabetta; due dipinti di forma rettangolare: Adorazione dei Magi e Adorazione dei Pastori. Sull’altare maggiore costruito in legno, statua del santo titolare con, ai lati, due tele raffiguranti rispettivamente la Chiamata di Simon Pietro e la Samaritana; in alto, gli evangelisti. Nella parte alta della navata, sono affrescate delle figure di santi tra i quali, Tommaso d’Aquino, Francesco di Paola, Carlo Borromeo, Apollonia, Teresa, Chiara. Sulla navata sinistra, cappella del Sacro Cuore con due opere raffiguranti entrambe l’Ultima Cena (sec. XIX); poi un dipinto che raffigura l’Uscita di Salomone dal tempio; in alto, la Lavanda dei piedi, opera di S. Arabia. Più oltre, cappella dell’Ecce Homo con relativa statua mezzobusto ; segue tela raffigurante San Rocco. Poi: Madonna di Pompei; statua di Santa Barbara; tela raffigurante San Paolo. In attesa d’essere restaurati, vi sono custoditi dei dipinti raffiguranti i Santi Rocco, Ambrogio, Alfonso e una Deposizione del sec. XIX. In sagrestia, armadi in legno di noce intagliati ed intarsiati; organo e crocifisso sei-settecentesco. Sulla cantoria, organo a canne e a mantice; infine, numerosi ovali ritraenti i Misteri e scene bibliche. Su Corso Umberto, si erge il palazzo Morelli ove fu ospitato Garibaldi e da cui decretava l’affrancamento delle terre silane il 31 agosto 1860. A fianco, palazzo della famiglia Cardamone di Parenti. In località Camino, si erge la chiesetta di Santa Maria delle Grazie fondata, secondo Davide Andreotti nel 1569 sul sito della preesistente chiesa di Santa Sofia; sull’altare maggiore una iscrizione in lingua greca starebbe a significare dei Brezi con evidente richiamo ad una sua possibile origine nel periodo della prima federazione Bretica (1240-753 a.C.) o quantomeno durante la seconda (circa 356 a.C.). La facciata con portale e finestra in tufo è opera di artigiani locali. All’interno, il soffitto ligneo cinquecentesco intagliato e dorato a lacunari, è un ulteriore mirabile esempio dell’abilità degli artieri roglianesi. L’altare maggiore i in legno intagliato, dipinto e dorato del 700. La chiesa di San Domenico, edificata agli inizi del 600, risente degli interventi del secolo successivo durante il quale venne ricoperta con una sovrastruttura barocca. La facciata in tufo ed il portale sono frutto del lavoro di maestranze locali. Accanto, nel vecchio convento dei PP. Domenicani, è ospitato il Municipio. Nella chiesa dell'Assunta, pale d'altare racchiuse in cornici lignee sapientemente lavorate da intagliatori locali del '700. Si crede che sulla montagna della Crocicchia, in località Pietra di Peschio, vi sia un tesoro. Tratto da "L.Bilotto" - Itinerari culturali della provincia di Cosenza
ADAMI A., La città di Rogliano e i suoi monumenti nel secentenario dantesco, Cosenza, Cronaca di Calabria, 1921; CAMPISANI U., Dinastie artigiane roglianesi, in "Brutium", 1968, n. 2; FRANGIPANE A., Maestranze calabresi in San Gregorio di Rogliano, in "Brutium", 1923, n. 3; MORELLI T., Descrizione topografica della città di Rogliano, Napoli, 1844; PERRI F., Rogliano e dintorni, Cosenza ed. Progetto 2000, 1987. |