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SCIGLIANO

Sorto, secondo la tradizione, sul sito di un borgo di nome Sturni, si incrementò attorno ad un castello commissionato dal romano Marco Giulio Sillano dal quale provenne il nome del paese. Il 1320 fu una delle ultime date che vide il casale infeudato da Roberto il Saggio a Goffredo Firrao, giacchi, da quel momento, col pagamento del prezzo di ricompra, il paese venne affrancato e posto sotto il diretto potere regio.

Nella frazione Diano, dopo una gradinata, si accede alla chiesa matrice dedicata a S. Maria Assunta, fondata nel 1509 e consacrata nel 1607. La facciata in stile neoclassico, è opera in pietra eseguita da scalpellini provinciali nel 1686; ha due edicole contenenti affreschi molto deteriorati raffiguranti rispettivamente l’Assunzione di Maria e San Giuseppe col Bambino. La torre campanaria è opera del capomastro roglianese F. Tiano eseguita nel 1759; inizialmente era più alta; danneggiata dal terremoto del 1854, non venne ripristinata secondo la primitiva impostazione. All’ingresso della torre campanaria, battistero in pietra nera.

L’interno della chiesa, mononavata, è in stile barocco con quattro altari e due cappelle. Sul primo altare di destra, tela raffigurante San Michele Arcangelo del 700; segue cappella di San Giuseppe con altare e balaustra in marmi policromi con statue di San Francesco di Paola (lignea del sec. XX), Sacro Cuore (cartapesta del 1920), Annunciazione (lignea di fine 800-inizi 900). Poi, dipinto raffigurante San Francesco Saverio. Sul soffitto, affresco raffigurante San Giuseppe col Bambino e, in atto devoto, un monaco cappuccino con un sacerdote.

Belle le altre statue: l’Assunta, in legno, scolpita nel 1896 da F. Gangi e Della Campa, scultori di Napoli (Via Foria 106); l’Immacolata in legno del 1817; Santa Lucia. Nell’adiacente piccola cappella del Sacramento, bel ciborio in marmo bianco e verde di Calabria; assieme di tempietto da tutte le facce decorato e, sul fronte, angeli scolpiti a bassorilievo. Nel fregio posteriore la data di esecuzione: A.D. MDCXVIII. Sul secondo altare destro, tela raffigurante la Madonna di Pompei dipinta da F. Fiore nel 1892.

Più avanti, in un baldacchino ligneo, busto ligneo di San Giuseppe del sec. XIX. L’altare maggiore colpisce per la sua bellezza: è opera in legno con ricco fastigio, poggiante su marmi policromi di Cosimo Fansago di Clausone del 1618 proveniente dall’abbazia di Corazzo. Al di sopra, tela dipinta dal Borremans nel 1707, raffigurante l’Assunzione di Maria in cielo. Il transetto ha la copertura a cupola con soffitto ligneo (controsoffittatura) e tempere a secco del 700 su intonaco raffiguranti: i 4 evangelisti, San Nicola, Sant’Antonio, San Francesco di Paola, Transito di San Giuseppe, Fuga in Egitto, Riposo nella fuga in Egitto, Sacra Famiglia.

In sagrestia, pila d’acquasanta litica scolpita e tela dell’Immacolata del Talarico del 700. Sul lato sinistro, primo altare con tela raffigurante l’Arcangelo Raffaele con Tobia del 700 e, più avanti, San Giuseppe col Bambino dell800. Nei pressi, statua della Madonna del Carmine detta la Madonna delle Timpe del 700. Bella la cantoria in legno dorato e decorato barocco del 700.

Degne di nota le altre statue lignee: Santa Rita (sec. XX), San Giuseppe (sec. XIX), Assunta (1818), Addolorata (sec. XIX). Un crocifisso con le pie donne è sec. XVIII, l’organo del 1799.

A trecento metri dalla chiesa matrice, nella frazione Diano, sono posti la chiesa ed il convento dei PP. Cappuccini, fondati intorno al 1585 secondo alcuni, nel 1587 secondo altri, in un luogo dove, prima dell’erezione delle strutture monastiche, per molte notti "vi furno visti con molti lumi un Coro di angeli et un altro di Cappuccini Collaudantes Dominum". Il 10 novembre 1811 il convento venne soppresso dalle leggi napoleoniche e riaperto poi con la Restaurazione. Il terremoto del 1854 vi arrecò notevoli danni, mentre nel 1867 venne nuovamente soppresso.

L’esempio della povertà e della carità francescana profuso nel paese, fece sì che i religiosi ritornassero in convento il 6 febbraio 1869, accolti festosamente dalla popolazione.

Inizialmente la chiesa era dedicata a Santa Maria delle Grazie. Il complesso appare di modeste dimensioni, con piccolo chiostro. L’interno è mononavato, con cappella a sinistra. Sul primo altare di destra, Madonna col Bambino, San Giuseppe ed altro santo francescano, tela di anonimo pittore provinciale del sec. XIX; su quello successivo, tela della stessa epoca raffigurante San Pasquale di Baylon e San Francesco di Paola. Sulla cappella sinistra, statue del Sacro Cuore e di Sant’Antonio, entrambe lignee del sec. XX, quest’ultima posta in una nicchia rivestita a mosaico. In Sagrestia, dipinto raffigurante l’Arcangelo Raffaele e Tobia (sec. XIX), stipo in legno, acquasantiera in pietra nera, statua lignea di San Francesco d’Assisi (sec. XX), stampa riproducente Sant’Elisabetta.

La parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, edificata alla fine del 500, si presenta con la sua gradinata incassata tra muri di terrazzamento; la torre campanaria è a pianta quadrata con monofore ed arco a tutto sesto. Si accede all’interno tramite due portali cinquecenteschi con stipiti litici, e vi si ammira una bella statua di marmo bianco del sec. XVI scolpita a tutto tondo raffigurante la Madonna col Bambino; poggiata su scannello istoriato a bassorilievo che raffigura la Pietà, l’Annunciazione, la Madonna, Sant’Agostino e San Tommaso. Inoltre, busto ligneo raffigurante San Nicola di Bari, opera seicentesca scolpita a tutto tondo dipinta e dorata; intagli lignei del periodo barocco; trono vescovile; argenterie e paramenti sacri dei secoli XVII e XVIII.

Non visibili all’epoca delle nostre visite, ma inventariati come facenti parte di questa chiesa sono i dipinti di ignoti artisti, raffiguranti rispettivamente: Madonna del Rosario (sec. XVIII), Cenacolo (sec. XIX), Madonna del Carmine e santi (fine sec. XVIII-inizi XIX), Madonna col Bambino e santi (sec. XX), San Nicola (sec. XIX), San Pasquale di Baylon (sec. XIX). Gli ovali dipinti a tempera su tela nel 700 ritraggono San Nicola, l’Assunta, il Sacro Cuore. Oltre ad un crocifisso ligneo del sec. XIX, posto sull’altare, sono in evidenza degli stalli corali in legno e una cattedra, frutto di intagliatori locali del 700.Tre statue lignee del sec. XIX raffigurano:San Giuseppe col Bambino, Cristo morto, l’Addolorata.

Il santuario di Santa Maria di Monserrato venne eretto tra gli anni 1785-1795 da maestranze locali. Contiene un dipinto ad olio su tela di Santa Maria del Monserrato del sec. XVIII. Di notevole bellezza è un ostensorio argenteo decorato a sbalzo e cesello, con due figure alla base simboli della passione, eseguito da Gioacchino Jodice nel 1797. Inoltre, i seguenti dipinti: Transito della Vergine (sec. XIX), Transito di San Giuseppe (sec. XIX), San Francesco di Paola (sec. XVIII), gli Evangelisti (serie di ovali del sec. XVIII). Un affresco del sec. XIX raffigura la Madonna col Bambino. Sull’altare maggiore, statua della Madonna del Rosario (sec. XIX).

Le altre statue raffigurano San Giustino nella bara e la Madonna del Monserrato (lignea del sec. XIX). Vi sono custoditi anche preziosi paramenti sacri.

Due tesori vengono ricercati in questo paese: uno presso la fontana Acquavona, l’altro vicino alla Pietra della capra.

Le ingiurie sono: serracorna di Calvisi, scurciacani di Diano, cucuzzellari e ceramilari di Lupia, lurdunari e sarcinari di Petrisi, superbi e spaccuni di la Serra.

Si dice che questi ultimi, il giorno di Santo Stefano, ammazzavano 13 animali vaccini di cui uno destinato ai cani. Nella credenza popolare, le serpi nere nascondono l’anima di un uomo ucciso o di pagani erranti senza pace, tanto che quando se ne incontra uno si dice: "San Paulu Ceraulu, ammazza chissu; ammazza buonu chh nu maluomu", mentre le serpi bianche custodiscono anime del purgatorio e si ritiene fortunata la località che le ospita. A chi tenta di ucciderle, rimarrà il braccio bloccato. Anche in questo paese, pare che talvolta, alla morte di una serpe, sia seguita quella del padrone del podere dov’era ospitata. Non solo, i serpenti indicherebbero dove sono le erbe medicinali ai cursunari, i quali, com’è noto dicono di avere la capacità di incantare i serpenti e renderli innocui. Costoro vengono anche chiamati ceraulari o sampaulari perché, come si rileva dagli atti degli Apostoli (c.18), San Paolo non ebbe a soffrire alcuna conseguenza da una vipera che lo aveva morso ad una mano mentre poneva alcuni sarmenti al fuoco, durante una sua sosta all’isola di Malta. In questo paese, se, incontrando una serpe nera, questa fugge dalla parte superiore della strada, vuol dire che porta bene; al contrario se scappa dalla parte inferiore.

Enorme importanza come fatto augurale, ha il ceppo natalizio che viene posto nel focolare dal capofamiglia dopo avervi fatto il segno della croce; questo gesto ricorda un rituale pagano e il padre esercita l’ufficio del sacerdote, mentre ognuno dei componenti la famiglia, vi unisce il proprio ceppetto.

Quando lunghi periodi di siccità minacciano il raccolto, si ricorre alla Madonna delle Timpe ma non pregandola nel modo consueto, bensì imprecando e canzonandola con un nomignolo: a ventulera.

Costume tradizionale: "Due scrime. Gonna nera così come il grembiule e la giubba. Maniche chiuse e strette; giubba legata al petto con ganci. Poi sulla giubba il busto allacciato dietro con laccio di seta, e al collo un fazzoletto appuntato dietro".

Tratto da L.Bilotto - Itinerari della provincia di CS

 

ACCATTATIS F.A., Storia di Scigliano, Cosenza, Brenner, 1965;

ROCCA BARBAROSSA M., Notizie sulla storia di Scigliano in un manoscritto del 1782, in "Calabria sconosciuta", 1991, n. 52, pp. 91-92.

 
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