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SERRA PEDACEOriginariamente facente parte di Pedace assieme agli altri tre rioni: Pedace, Jotta e Perito, come gran parte dei centri del Manco, ebbe origine all’indomani delle invasioni musulmane del sec. X. La parrocchiale è dedicata a San Donato vescovo di Arezzo martirizzato sotto Diocleziano; la data di fondazione, come è riportato in una incisione sul bel portale d’ingresso, risale al 1564 ma fu quasi completamente ristrutturata nella seconda metà dell’800. Sul coro, al lato sinistro, è posta una Natività di C. Santanna, a destra, Circoncisione di anonimo provinciale del 800, al centro l’Adorazione dei Magi (sec. XIX). Il coro ligneo intarsiato, le panche corali, la porta paravento dipinta, sono opera di Giuseppe Leonetti del sec. XIX. La cappella sinistra inizia con un dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo opera di anonimo del 1862; segue statua di Sant’Antonio da Padova; più avanti, una Madonna del Carmine dipinta da Gaetano Bellizzi nel 1852 anno in cui eseguì anche una tela con Sant’Ignazio Loyola posta sull’altare in fondo alla navata stessa. Sulla destra, statue di Santa Lucia e San Giovanni Battista; poi Sacra Famiglia eseguita da Felix Robert nel 1862 e statua di Santa Rita. Nella cappella del SS. Sacramento, tela raffigurante la Deposizione; in fondo, nicchia con statua di San Francesco di Paola. La volta è affrescata da S. Tancredi. Infine, statue lignee dei SS. Donato (800) e Giovanni Battista (700). A Serra Pedace cerano due statue dello stesso santo e si sorteggiava quale delle due dovesse essere portata in processione. Se, dopo, il tempo cambiava e cominciava a piovere, i paesani esclamavano: "E fattu currivu l’avutru: volla escere puru"; tradotto significa: "S’è arrabbiato l’altro santo, anche lui voleva uscire". Nei paesi vicini si dice: "Jamuninne alla Serra, chi stannu alle muntagne, sù tutti malandrini i picciuli e li ranni" (Andiamo tra gli abitanti di Serra, che stanno sulle montagne, lì sono tutti malandrini, piccoli e grandi). Oppure: "Appena viri genti di la Serra, tu chiuriti a porta cui la varra" (Appena vedi gente di Serra Pedace, chiuditi la porta con la sbarra). Nella vecchia chiesa dell’Immacolata, ormai chiusa al culto, erano contenute le seguenti opere: statua lignea di ignoto del 700 raffigurante la Madonna della Catena, antifonario edito da N. Pezzano del 700 e i dipinti: Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Rosa di Raffaele Barone del sec. XIX, e Immacolata di ignoto dell’800. Per impossessarsi del tesoro nascosto nella cava di Mollarova, era necessario uccidere sul posto un bambino e spappolare il suo fegato battendolo per tre volte su una roccia. V’è da evidenziare che anche chi sotterrava un tesoro affinché fosse ben custodito, vi sacrificava sopra un bambino perché il suo spirito facesse da guardia. Naturalmente, se tutte le fasi del rituale non venivano eseguite, si trovavano al posto del tesoro dei carboni spenti oppure erano tuoni e fulmini ad impedirgli di arrivarci. Nativa di questo paese era Marila Oliverio, l’unica donna brigante nel periodo post-unitario. Le sue gesta sono note com’è noto che ella, condannata a morte, ebbe condonata la pena col carcere a vita. Tratto da L.Bilotto - Itinerari della provincia di CS RIZZUTI F., Breve storia di Serra Pedace. |