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VILLAPIANA

Il paese è verso l'interno a Km. 5,5. Ha una storia relativamente recente essendo stato edificato nel corso del XIV secolo col nome di Casalnuovo. In quanto ai domini feudali, visse praticamente all'ombra di Amendolara dividendone le stesse sorti nei confronti delle varie famiglie che vi si avvicendarono: Della Marra, Carafa, Pignatelli, Patavino, Pignone, di Loffredo, Castrocucco, Pignatelli di Bellosguardo. Questi ultimi furono sorpresi dall'eversione della feudalità nel 1806.

Dopo essere stato accorpato a vari comuni limitrofi, assunse col tempo una sua autonomia; l'attuale denominazione pervenne tramite il decreto del 4 gennaio 1863.La chiesa dell'Immacolata Concezione venne eretta nel '500; ha un prospetto quadrangolare in semplice intonaco a vista su cui si apre un portale ad architrave con arcata a sesto pieno, sostenuta da pilastri a base quadrata. La porta in legno è ad un solo battente. Al di sopra del portale, un medaglione racchiude lo stemma marmoreo a cartocci dei Pignatelli; un occhio sovrasta l'insieme. A sinistra è posto un piccolo campanile a vela con l'archetto in laterizio. La copertura è la consueta di derivazione bizantina, costituita da una serie di filari di tegole.

Inoltre, si notano tracce di due finestre con arcate a tutto sesto. Sulla porta, iscrizione dedicatoria del 1915. La platea di fondazione è del 1505, la soppressione del convento, del 1811. All'interno, coppia di altari in legni policromi, frutto dell'arte popolare della zona al cui interno sono esposte una statua della Madonna delle Grazie in legno dipinto del XX secolo e un Cristo sulla croce, di uguale attribuzione e caratteristiche. Sull'altare maggiore, bel ciborio del SS. Sacramento in legno e madreperla, tipico frutto di arte monastica di età tardo-barocca ('700). In una bella cornice seicentesca lignea in noce è racchiusa una pala d'altare del sec. XVII di ignoto artista meridionale, raffigurante l'Immacolata tra i simboli delle Laudi.

L'opera, dei primi del '600, è ascrivibile alla produzione pittorica autoctona del periodo compreso tra la fine del '500 e l'inizio del '600, in cui si assiste alla transazione dai lavori degli esponenti meridionali dell'ultimo manierismo (Fabrizio Santafede), meno virtuosistico perché legato alle esperienze controriformate, alla produzione dei divulgatori caravaggeschi in Calabria.

Ancora in bella evidenza, una statua di Sant'Antonio in legno e pastiglia del sec. XX, ridipinto. Tra gli altri oggetti di un certo interesse, fanno spicco: acquasantiera in pietra marmorea del '600, lume pensile in bronzo e cristallo del sec. XX, n. 7 candelabri in ottone per altare maggiore, 3 vaselli in bronzo e ottone con fiori finti.

In località Casalnuovo, si erge la chiesa di Santa Maria del Piano, di fondazione medievale (sec. XIV-XV) con chiari elementi di stile gotico coperti dalla sovrastruttura barocca apportatavi nel corso del '600, specialmente all'interno. Solo il campanile conserva ancora resti della struttura originaria; presenta la cuspide a forma conica e è con intonaco liscio che ricorda la cupola della chiesa di San Pietro a Frascineto, di età bizantina, ma notevolmente rimaneggiata nel '500. La facciata, attualmente, ha uno schema a salienti con quattro paraste scanalate che delimitano il 1° ordine del lievemente aggettante.

Un motivo di nicchie cieche è posto a coronamento dei due corpi laterali e del frontone, ai lati del quale stanno due pigne, chiaramente a dimostrare la committenza: i Pignone del Carretto, signori del luogo. Due finestre con arco a tutto sesto insieme ad un falso occhio chiudono l'ordine superiore. L'intonaco è trattato ad imitazione del bugnato liscio e del marmo, in marmi policromi ed è stato eretto nel '700; la sua impostazione risente della lezione fanzaghiana per la predilezione di una astratta stilizzazione e di una conseguente indifferenza nei confronti del dato naturalistico, contrariamente a quanto avviene nella scuola del Ghezzi e del Vinaccia, e che conosce in Calabria una discreta schiera di proseliti nel corso del '700; come modelli da imitare abbiamo l'altare del Duomo di Stilo eseguito da un seguace di Cosimo Fanzago (1742) e quello di San Leo a Bova (1754).

Sopra l'altare, cornice lignea del '500 scolpita, intagliata e dipinta a ricco fogliame e motivi fantastico-antropomorfi, che racchiude una pala cinquecentesca: il Sangue di Cristo. Sulla cimasa, Resurrezione, negli scomparti laterali, i Profeti; l'ignoto autore è vicino ai modi di Pietro Negroni. Di sicura attribuzione a questo grande artista cosentino del '500, viene indicato il polittico raffigurante la Trinità, Sant'Antonio, Santa Caterina d'Alessandria, due Dottori della chiesa.

La Di Dario che ha determinato tale appartenenza, la considera opera giovanile del maestro, accostabile alla Madonna col Bambino di Altomonte in cui sono evidenti i riferimenti al manierismo raffaellesco, introdotto nell'Italia Meridionale dal lombardo Polidoro da Caravaggio operoso soprattutto a Messina. Interessanti le statue: San Biagio, in legno policromo di ignoto meridionale del '600; l'Addolorata, legno e pastiglia, di artista locale del sec. XIX; Crocifisso, in legno policromo e ferro (corona di spine e chiodi) di ignoto meridionale del sec. XVI.

Ancor degni di nota: una cassa d'organo del sec. XX; un busto reliquiario di San Francesco di Paola, in legno, del sec. XIX; n. 2 acquasantiere in pietra marmorea venata, opera di scalpellini locali del sec. XIX; tela seicentesca di ignoto meridionale sulla quale sono effigiati San Pasquale di Baylon, Sant'Antonio da Padova e monaco devoto.

Nella stessa località è visibile quello che resta della Torre del Saraceno, ossia avanzi della quattrocentesca torre di vedetta costiera, a forma cilindrica con coronamento a mensole con archetti di tipo aragonese.

Il castello venne eretto nel sec. XIV, ma già nel corso del '500, sub sostanziali rifacimenti; registrò la presenza dei feudatari di turno fino ai Pignatelli di Monteleone meglio noti come duchi di Bellosguardo. Anche se malconcio, i ruderi esistenti lasciano intravedere la vecchia forma cilindrica del cinquecentesco torrione, resti di altra torre quadrangolare, finestre e feritoie realizzate con pietra tufacea e mura di cinta con merli.

Il palazzo dei principi è una dimora feudale fondata dai Sanseverino. Ha una bella facciata con elementi in pietra intagliata, portale e finestre ad arco ribassato di stile durazzesco. L'interno è in stile rinascimentale, e mostra in bell'evidenza un ampio salone con grande camino sovrastato dall'arma dei principi di Bisignano.

Tratto da L.Bilotto - Itinerari della provincia di CS

 
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